Montesilvano non è Riace: qui non è il paese dei balocchi.

di Manuel Di Pasquale.

Oggi, 12 ottobre 2018, è apparso un articolo sull’edizione online de L’Espresso, dal titolo “C’è un’altra Riace, in Abruzzo: si chiama Montesilvano e il sindaco è di centrodestra” e firmato da Maurizio Di Fazio.

In merito a ciò, mi permetto di analizzare e rispondere. Ho 22 anni e da altrettanti vivo nella cittadina adriatica. Ciò che è scritto nell’articolo di Di Fazio sembra trascritto per sentito dire, perché qualcuno ha riferito quanto descritto. La realtà, però, nel comune abruzzese, è completamente diversa, e chi vive qui e, soprattutto, vive la propria città sa che è completamente diversa.

Anzitutto, partiamo dalla fonte usata per stendere l’articolo: una nota di stampa. Proveniente da una testata locale? Ma che, da France Press. Capito bene: una testata nazionale, per parlare di una città italiana, invece che intervistare un campione di cittadini, usa come fonte un’agenzia di stampa francese. E qui, già partiamo male.

Poi, i numeri forniti: “500 immigrati sono stati accolti con lo strumento dello Sprar”. Cifra falsa: basta andare sul sito del comune, leggere il comunicato dedicato all’iniziativa e scoprire che gli immigrati coinvolti sono solo 161. Meno di un terzo di quanto descritto dall’articolo.

Successivamente, vengono descritte delle iniziative, ovvero l’apertura di mini-dormitori per evitare “ghettizzazioni”. I ghetti a Montesilvano ci sono, da tanto tempo, e lo Sprar non ha in alcun modo contribuito alla loro diminuzione. Sapete perché? Perché con lo Sprar sono stati accolti migranti provenienti da fuori Montesilvano, mentre quelli che c’erano già da tempo non sono stati coinvolti nell’iniziativa. Basta fare una semplice ricerca e scoprire i problemi legati alla sicurezza della città. Tra l’altro, durante questa amministrazione, sono state attuate misure volte a mettere i sigilli a case sovrabitate. L’esempio è via Ariosto: due palazzine in cui, in ogni appartamento trovavano dimora almeno 10 immigrati, per un totale di circa 300 residenti. L’area adesso è stata sgomberata, gli ingressi murati. In quella zona, in più, vi era un mercato dell’illegalità, dallo spaccio di droga alla rivendita di bici rubate. Nei mesi successivi, poi, sono state rivenute enormi quantità di sostanze stupefacenti sotterrate.

Inoltre, imperversano i clandestini e gli irregolari, tra cui molti “sfrattati” dal suddetto ghetto, nelle nostre strade e nei nostri parchi. Poi, basta aprire un qualsiasi quotidiano locale e leggere di almeno un caso di cronaca al giorno riguardante aggressioni, spaccio o, addirittura, molestie. La pineta e la spiaggia libera sono aree oramai adibite a bivacchi, alla stregua di no-go zone per i normali cittadini. Per di più, il lungomare di Montesilvano è “rinomato” per le sue prostitute che “lavorano” ogni sera, a maggioranza africane.

Persino il luogo che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della città, la Stella Maris, era (adesso sono in corso lavori di restauro) un luogo di degrado, dove regnavano sporcizia e droga, in cui trovavano dimora spacciatori e delinquenti vari. Di tanto in tanto venivano organizzati addirittura rave party abusivi all’interno della struttura.

In più, basta aprire i gruppi Facebook cittadini e leggere di furti negli appartamenti.

A causa di questi motivi, chi aveva deciso di investire in immobili in questa città, ha visto una svalutazione di questi.

Nell’articolo de L’Espresso, poi, non poteva mancare l’ennesimo attacco a Matteo Salvini. Alla testata, però, sfugge un dettaglio: la Lega, il 4 marzo, è stato il secondo partito più votato, dietro solo al M5S.

Sia chiaro: non è una critica rivolta agli immigrati integrati, che sono benvenuti nella nostra città. Anzi, forse proprio questi sono quelli che più supportano il leader leghista. Anche loro sono stufi della situazione che si è creata a Montesilvano.

Cosa che fa veramente irritare è chi ha scritto di una realtà inesistente, anzi, totalmente contraria a quanto riferito, in pieno stile propagandistico. Se il signor Di Fazio si fosse fatto un giro in città, avrebbe potuto constatare che, forse, è meglio guardare la realtà con i propri occhi, piuttosto che tramite un’agenzia di stampa straniera.

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