Visioni positive di un quasi trentenne

di Alberto Cunto

Anno del signore 2004. Ero poco più di un ragazzino quando cominciai ad interessarmi di politica quasi per caso, a casa del mio migliore amico trovammo un libro appartenuto al padre (vecchio missino) su Benito Mussolini e cominciammo così la nostra prima “esperienza politica”. Perché si sa, a quell’età specie se vieni da un paesino della Calabria gli esempi non sono molti. E quei 4 finiani del locale circolo di AN e di AG ti stanno stretti. Te non sei antifascista, te hai 14 anni, vuoi fare la rivoluzione, il saluto legionario, usare la parola camerata. Per sentirmi uguale e contrario a “quelli”. Ma quelli chi? Quelli coi i rasta, il pugno chiuso e la marijuana. La bandiera rossa. La stella, la falce e martello. Quelli che a scuola erano ostracizzati come te ma che allo stesso tempo proprio non ti piacevano, ti facevano ribrezzo, schifo. Mi sentivo diverso. Sentivo qualcosa crescere dentro di me! Eppure in quegli anni li essere di destra voleva dire Fini, Berlusconi, nani, ballerine e Tulliani. Io intanto mi avvicinai alla Fiamma Tricolore e al nascente mondo di Casapound. Ho ammirato Romagnoli, ho amato e forse ora amo ancor di più Rauti che ho considerato e considero un avanguardista. Avanti anni luce rispetto a tanti pseudo-politici amici dei poteri forti. Col tempo ho cercato di farmi una cultura mia, trovando una luce in fondo al tunnel. Costruendomi un pensiero tutto mio. Ho capito che a destra si può costruire una grande casa, prima di tutto, sovranista, sociale e nazional-popolare. E diciamocela tutta, non siamo e non saremo mai antifascisti. E’ ancora utopica un’alternativa sociale e nazionale? Basti guardare in Francia ed Ungheria che è il momento giusto! Camminare a braccetto con Orban e la Le Pen affinchè la tanto desiderata Europa dei Popoli e non quella dei banchieri non sia una utopia. Credere ad una possibile terza via, coniugando tradizione e socializzazione è possibile. Ora ancor di più dobbiamo tenere alta la bandiera, fieri delle nostre radici e dei nostri padri, della nostra cultura. Fieri di Ezra Pound, Evola, Brasilach, Tolkien. Fieri delle nostre radici che da Salò portano ai Campi Hobbit passando per i tanti ragazzi morti in quella guerra voluta dallo stato che ad Acca Larentia ha subito il suo attacco più devastante. Non rinnegando il passato ma guardando avanti. Riprendersi ora, tutto. Per questo cari giovani amici e camerati (fatemi passare questo termine così bello, importante e antico che spero ritorni in auge nel nostro ambiente), voglio comunicare la mia adesione al progetto Fratelli d’Italia e auguro a voi che possiate essere il fulcro di un cambio di rotta generazionale. Lì dove noi (generazione ‘88-’93) abbiamo fallito. Vi auguro di poter essere belli e fieri di poter portare avanti la nostra bandiera, amare il tricolore. Rispettare i valori familiari e nazionali. Amare il popolo senza alcuna distinzione. Che possiate portare con fierezza nel vostro cuore la fiamma della libertà e il tricolore nelle scuole, nelle università e nei posti lavoro. Che possiate essere fieri di voi stessi. Di ciò che avete fatto, fate e farete. Perché cari ragazzi la politica è bella. Imparate a “cavalcare le tigri” perché ora più che mai la Patria ci chiama. Il momento storico è tra i più caldi e l’Italia ha bisogno di noi. Svegli e pronti. Sino alla vittoria. Vi lascio con questi versi del Manzoni: “Oh giornate del nostro riscatto! Oh dolente per sempre colui che da lunge, dal labbro d’altrui, come un uomo straniero, le udrà! Che a’ suoi figli narrandole un giorno, dovrà dir sospirando: «io non c’era»; che la santa vittrice bandiera salutata quel dì non avrà.” Che noi possiamo dire io c’ero.
Alberto Cunto.

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