Dove va il centrodestra, chiacchierata con Maurizio Gasparri

di Giacomo Rossi.

A margine dell’evento di Nazione Futura tenutosi a Roma 13 ottobre, ho avuto il piacere di fare qualche domanda a Maurizio Gasparri, senatore ed ex capogruppo a Palazzo Madama per il Popolo della Libertà e Forza Italia. È stato anche Ministro delle Comunicazioni e sottosegretario di Stato del Ministro dell’Interno. Una vita a Destra la sua, fin da ragazzo, quando divenne presidente nazionale del FUAN. Divenne poi membro attivo del Movimento Sociale Italiano, dirigendo anche il suo giornale, il Secolo d’Italia. All’interno dell’MSI diventa anche per la prima volta deputato, nel 1992. Dopo la Svolta di Fiuggi aderisce ad Alleanza Nazionale, dove rimane fino alla sua confluenza nel Popolo della Liberta, nel 2009. Abbiamo parlato di cultura, attualità e del futuro della Destra Italiana.

Giacomo Rossi: Buonasera. Per lei, che ha avuto una lunga storia al suo interno, com’è cambiata la cultura di Destra rispetto agli anni d’oro delle ideologie e rispetto a quando la Destra era Alleanza Nazionale?

Maurizio Gasparri: C’è meno tensione ideologica, il che è anche un bene per certi versi, così come c’è anche meno antagonismo. Ma ora c’è anche bisogno di rilanciare dei contenuti. Io sono portatore di una tesi controcorrente: la politica di Destra è riuscita ad andare al governo, facendo cose buone o cattive, però ha avuto delle occasioni importanti. La cultura di Destra invece non è riuscita a realizzare lo stesso percorso, perché molte riviste sono fallite e raramente gli intellettuali hanno lasciato traccia. Spesso l’uomo intellettuale accusa quello politico di non aver fatto da traino, non favorendo artisti, autori, registi di Destra. Io ribalto la considerazione, dico che frequentemente è stato il mondo intellettuale a non essere riuscito a portare avanti case editrici, riviste, giornali e presenze che abbiano inciso a fondo. Il contesto è molto cambiato: oggi c’è la rete, quindi una facilità maggiore di diffondere contenuti, ma tenendo conto del suo spontaneismo, ci vorrebbero iniziative editoriali. Si fa molta fatica perché verso la Destra esiste sempre un pregiudizio, una tendenza a escludere e un predominio della Sinistra, checché se ne dica, anche oggi che la Sinistra è in declino. Bisogna quindi realizzare delle sinergie, pur considerando che oggi la Destra è molto dispersa, il che ovviamente complica la cosa. Ci fosse stato un grande partito, com’è stato il PDL, che poi si è frantumato… Oggi esistono molte realtà più piccole. La Lega, che è il partito più grande, non so quanta consapevolezza e maturità abbia su questo versante, e anche rispetto ad una cultura di tipo nazionale, che oggi sposa strumentalmente e tardivamente, e che però non è nel suo DNA. Ci sono quindi tante difficoltà perché la realtà politica più grande oggi nel centrodestra non è secondo me non la più adatta. Dico però anche agli intellettuali di farsi un esame di coscienza, oltre che ai politici, e vorrei chiedere che fine hanno fatto tante riviste. È vero che oggi pubblicare su carta è un problema, ma la rete è una grande opportunità, visto che non richiede tanti investimenti. Si potrebbero realizzare progetti culturali che però devono avere una dimensione numerica consistente. Oggi ce ne sono tante, ma non mi vengono in mente neanche cinque iniziative culturali di Destra che abbiano veramente inciso. Le faccio un esempio dal lato opposto: Dagospia, nel campo del gossip, è una testata che tutti almeno di nome conoscono. Bisognerebbe creare qualcosa che con qualità e aspirazioni diverse diventi altrettanto nota.

G.R.: Visto che mi ha parlato della Lega, secondo Lei nel Governo Conte c’è una vera e propria connotazione politica oppure parliamo di mero trasformismo? E i 5 Stelle per Forza Italia sono degli interlocutori oppure solo qualcuno a cui opporsi con tutte le proprie forze?

M.G.: I 5 Stelle sono, a cinquant’anni dal Sessantotto, il riciclaggio del peggiore maoismo, sono la feccia d’Italia, sono la sintesi d’ignoranza, arroganza e della capacità, l’unica, di gestire un risentimento popolare molto diffuso. Perché è vero, c’è rabbia, c’è rancore, e loro di questo sono stati i promotori. Sono l’Italia peggiore. È gente che non sa se esiste un traforo (Gasparri si riferisce alla gaffe del Ministro Toninelli, che descriveva come frequentatissimo il Traforo del Brennero, in realtà ancora non aperto al pubblico, ndr) e dove sta Matera (altra gaffe, questa di Luigi di Maio, ndr). Quindi loro stanno alla cultura come io sto alla microchirurgia o alla fisica quantistica. Quindi da questa gente non c’è da aspettarsi nulla di buono. C’è da sperare che ci sia una condizione di minore ostilità, perché non c’è la Sinistra al governo, anche se i grillini sono i peggiori tardo-maoisti, e quindi forse si potrà creare una minore interdizione. Anche se sostanzialmente loro sono dei comunisti. Prendiamo ad esempio il Presidente della Camera Fico. Qual è la differenza tra Fico e Curcio (tra i fondatori delle Brigate Rosse, ndr)? Curcio aveva letto alcuni libri, che forse ha digerito male visti i crimini che ha commesso. Fico non è un criminale, ma non ha nemmeno mai letto un libro. Abbiamo un sottosegretario di Stato ai beni e attività culturali e al turismo, Lucia Borgonzoni, che ha detto “ho letto l’ultimo libro, tre anni fa”. Ma era il suo primo libro, o ne aveva letti altri?

G.R: Rimanendo in tema Lega. Matteo Salvini, il nome del momento, nonostante ci sembri giovane, è in realtà il politico più vecchio che abbiamo oggi, visto che vent’anni fa era membro dei Comunisti Padani. Secondo lei è cambiato, o la sostanza resta sempre la stessa?

M.G.: Adesso chiaramente lui espone altre posizioni, speriamo che non siano posticce. Dato che non c’è una base culturale forte, mi auguro che non sfocino in una sorta di esibizione e chincaglieria nostalgica. C’è bisogno di sostanza identitaria, patriottica e nazionale. Salvini è in grado di fare questo? Oppure dice “noi tireremo dritto” per evocare frasi antiche? Il problema è se Salvini sia tutta apparenza per richiamare l’elettorato, oppure se c’è un po’ di sostanza. Lui dice sempre “prima gli italiani”, ma una base culturale patriottica e nazionale nella Lega c’è? Su questo ho dei dubbi. Vedo che usa spesso delle frasi scelte non a caso per richiamare un certo tipo di elettorato (recentemente, durante una diretta Facebook dal tetto del Viminale, Salvini ha mostrato apprezzamento verso l’Altare della Patria e l’EUR, ironizzando sul rischio di accuse di fascismo, ndr). Vorrei parargli mezzora e fargli dieci domande di storia e vedere cosa mi risponde, per sapere il suo grado di consapevolezza. Dopodiché, speriamo che non sia una recita, ma un tentativo vero di ricomporre una Storia nazionale.

G.R.: In questi giorni sono emerse le difficoltà nel rapporto tra il nostro governo e i mercati e le istituzioni finanziarie. Qualcuno ha rievocato uno scenario già visto: il 2011, quando una crisi dello spread costrinse il Presidente Silvio Berlusconi alle dimissioni. Secondo lei c’è una differenza tra quello che successe allora e quello che sta invece avvenendo oggi?

M.G.: La differenza è che qui c’è una manovra economica basata sulla menzogna. Questi se andassero ad un esame di quinta elementare, verrebbero bocciati, non c’è bisogno dei mercati. Le faccio un esempio: reddito di cittadinanza. Dicono che lo danno a sei milioni e mezzo di persone. Sono stati stanziati dieci miliardi, di cui uno è destinato ai centri per l’impiego, quindi restano nove miliardi. Quanto ammonta mensilmente il reddito di cittadinanza? 780 Euro. In un anno ci sono dodici mesi. 780 per 12 fa 9360. Con nove miliardi si può dare il reddito di cittadinanza a un milione di persone. Ammettendo qualche mezza razione, per chi ha diritto ad altri ammortizzatori sociali, possiamo darlo solo a due milioni di persone, sicuramente non a sei milioni e mezzo. Senza arrivare ai mercati globali, ma anche il mercato rionale, come dovrebbe giudicarli? Noi anni fa subimmo un attacco forte, oggi questa manovra economica si regge su delle bugie, vale anche per altri capitoli. Temo che non faremo una grande fine come Paese, e ovviamente questo mi dispiace molto.

G.R.: Quindi Lei, in questo momento come descriverebbe il rapporto tra Forza Italia e Lega?

M.G.: In attesa, speriamo che non si rompa. Alle regionali e alle comunali che ci sono in varie parti d’Italia, lì bisogna presentarsi insieme. Speriamo di salvaguardare questo rapporto, però se loro sono alleati con gente che porta avanti una politica economica maoista, perché non saprei come altro definirla, che dovremmo fare? La domanda se la deve fare Salvini, anche rispetto al suo elettorato. Questo è un problema che prima o poi emergerà, e speriamo che porterà a una ricomposizione organica del centrodestra e non ad un’alleanza permanente tra Lega e Movimento 5 Stelle, che è un rischio che si corre. Come si comporterà Salvini con un elettorato che si definisce di centrodestra ma vede il proprio partito portare avanti politiche economiche molto spinte a Sinistra? Non bisogna rompere i legami, sperando che si avverino i sogni migliori e non gli incubi peggiori.

G.R.: All’appello manca solo Giorgia Meloni. Per molti la sua mancata aggregazione al governo giallo-verde è stato un grave errore. Ora i sondaggi con lei, come con tutte le forze del centrodestra all’infuori della Lega, sono piuttosto severi. Secondo Lei, Giorgia Meloni è ancora un alleato di Forza Italia, oppure politicamente sta scomparendo, insieme al suo progetto di creare una Destra Sociale forte come lo era stata quella di Almirante?

M.G.: Tutti hanno aspettato i voti di Berlusconi sperando di coglierne l’eredità. Fini, Fitto, Alfano e per certi versi anche la Meloni. Ma alla fine l’unico che se li è presi è stato il segretario della Lega. Molti hanno fatto i conti senza l’oste Salvini. Credo che qui tutti dovrebbero stare con i piedi per terra, ridimensionarsi molto. Durante la campagna elettorale c’erano decine di aspiranti presidenti del consiglio, e alla fine l’ha spuntata Conte, che certamente non si aspettava quello che poi è successo. La Meloni è importante, ma chiunque, guardandosi allo specchio, si rapporti alle dimensioni che ha. Le auguro di uscire da questa sindrome dei sondaggi, severi sia per lei sia per Forza Italia, però qualche mese fa diceva che sarebbe stata il primo presidente del Consiglio donna d’Italia. Io glielo auguro, però ora, come tutti, lei sta cercando di sopravvivere. Quindi umiltà e concretezza, occorre rapportarsi e parlare tutti quanti, senza che nessuno dica “io so’ io, e voi non siete nulla”, parafrasando quello che diceva il Marchese del Grillo.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *