Di che cosa vogliamo discutere?

di Andriy Galtieri

“A parte le distanza, da un’altra prospettiva / vedo il mondo e vedo terre che non ho guardato mai / vedo chiaro nella notte de la Higuera / il ricordo è ancora vivo, vivo come una bandiera”

Così comincia una famosa canzone del gruppo di alternativa di destra “Antica Tradizione”.

Parla della fascinazione che ha una parte della destra – soprattutto giovanile – per la figura di Ernesto Che Guevara. Anche chi scrive non ne è esente, sia chiaro.

Questa fascinazione ha dato modo, in queste settimane, alla galassia destra, giovanile o meno, sociale o tradizionale che sia di aprire un dibattito, un momento di confronto – più o meno acceso. In special modo dopo la pubblicazione, sulla pagina facebook di Gioventù Nazionale Roma, di una slide commemorativa riguardo questo personaggio.

Ci sono (stati) due punti di vista, o meglio, due fronti: pro e contro. Da una parte chi considera il Che un eroe, un rivoluzionario, un ‘mito’ del XX secolo, calcando la mano sulla sua figura romantica e di uomo d’azione. Mentre, dall’altra parte, abbiamo chi lo definisce un assassino, un criminale, un annoiato borghese della Buenos Aires per bene che decise di ‘fare il mercenario’ in cerca di emozioni per il mondo.

Spesso chi tende a rivalutare – da destra – una figura come questa, a sua volta, è, o dovrebbe essere, pronto per emulare le gesta di Guevara. Partire, andare lontano da casa e combattere per le proprie idee, sulla strada a cercare emozioni. Mentre i detrattori sono spesso quelle persone più propriamente ‘di destra’ – conservatori, reazionari, la destra borghese e più anticomunista.

Effettivamente, Guevara, in giro per il mondo ci è andato per davvero, “armi in pugno” per le proprie idee. Penso che questa particolarità lo faccia rivalutare, se non recuperare, anche perché le sue idee, c’è da ricordarsi erano castriste, erano portatrici del materialismo.

Nelle discussioni, però, ci siamo ‘limitati’ a considerarlo esclusivamente per le sue idee, senza considerarne le azioni: la guerriglia al fianco dei popoli oppressi, la presa di posizione contro l’imperialismo statunitense che cercava – in costante clima di guerra fredda – di egemonizzare i Paesi non allineati del Sud America, spesso rovesciandone i governi legittimamente espressi dalla popolazione.

Diceva Ezra Pound “se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla”, io penso, come molti altri, che Guevara questa frase, seppur inconsapevolmente, l’abbia rispettata. Quindi non ci vedo nulla di strano nel ricordare una figura simile, da parte di chi crede nelle idee che diventano azioni.

Quella destra che frettolosamente chiude la questione bollando come “assassino e criminale” il Che, evidentemente dimentica che “la rivoluzione non è un pranzo di gala”, per un cambiamento radicale ed immediato ci si deve arrendere all’uso della forza.

Sempre in questi giorni è spuntato fuori un video datato maggio 2014 in cui Giorgia Meloni, al I Congresso di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, auspicava a che i giovani italiani si appropriassero degli eroi nazionali, di cui la storia d’Italia è piena. Ci sono anche da far notare due cose: la prima è che l’intento della Meloni era di stimolare la coscienza – se mai ne avessero una – dei compagni e che qualora lo si voglia reindirizzare alle nostre aree, il messaggio escluderebbe il pensiero di Evola, tanto caro a certa destra, per cui “la Patria è laddove si combatte per la propria idea”.

Certo, Che Guevara non è l’idea, ma nel metodo e nella pratica può essere, in qualche modo, di “riferimento”.

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