L’esecuzione su comando delle proteste studentesche: robot o ragazzi?

di Lorenzo Stella

 

Dopo anni di assordante silenzio studentesco, guarda caso coincidenti con i vuoti e dominanti governi PD, il popolo scolastico è risorto dalle ceneri ed è tornato a infiammare, è proprio il caso di dirlo, le piazze italiane. Osservando le foto delle manifestazioni sulla carta stampata, evitare di leggere i faziosi aggettivi degli schierati giornalisti è d’obbligo in questi casi, è facile cascare nella trappola nostalgica che risiede in ognuno di noi. Scatta, infatti, un sentimento di attaccamento, comprensione e empatia perché le facce dei manifestanti sono le nostre stesse identiche facce di quando facevamo le superiori. Piccola parentesi: le facce degli organizzatori, invece, sono le stesse che trovi appese da anni sulle pareti della questura. I volti di quegli studenti portano le stesse ferite dei nostri quando ci rivoltavamo contro i vari Gentiloni e Gelmini, ragione o torto poco importava: bastava essere “contro”. Le stesse ferite le vediamo sbiadite sui volti dei nostri cugini più grandi che manifestavano contro la Moratti, e una pallida traccia rimane impressa sui volti dei nostri genitori sessantottini. La violenza, per lo più simbolica, delle ultime manifestazioni deriva probabilmente dal fatto che, negli ultimi anni, agli organizzatori di cui sopra era stata imposta una museruola dai piani alti. Contro una riforma dal bolscevico sapore come la “buona scuola”, infatti, in pochi avevano osato manifestare e chi ha osato è stato messo in croce da professori complici. Chi legge queste parole è, se non già ideologicamente schierato, potenzialmente polarizzato e credo sia difficile trovare un lettore che non si sia fatto travolgere dalla romantica e nostalgica bellezza di una manifestazione studentesca. Estrapolate le ragioni di questi cortei, è indubbiamente favoloso vedere i nostri cuginetti più giovani manifestare. Ci si schiera contro la società contemporanea perché dominata dal consumismo e dall’individualismo. Cosa vi è di meno economicamente vantaggioso di spendere tempo e forze per convincere chi non sa nemmeno della tua esistenza di un’idea? Cosa vi è di meno individualista di organizzare assemblee di classe, d’istituto, per organizzare tutti insieme una manifestazione che coinvolge non solo tutta la comunità scolastica intesa come singolo istituto, ma tutti quelli che, come te, lottano per un 6 di greco in pagella ? Le manifestazioni studentesche sono la base della crescita politica: durante le assemblee impari a prevaricare ideologicamente il tuo avversario, il pomeriggio prima del corteo impari a preparare uno striscione, durante la manifestazione cerchi di tenere sotto controllo gli elementi più incauti. Insomma le proteste studentesche fanno veramente scattare un sorriso, peccato che questo sorriso venga poi strozzato alla prima riflessione. Strozzato perché riconosci la faccia di chi incanala la protesta, strozzato perché si ribellano alle videocamere che li controllano fisicamente quando sono già controllati ideologicamente da professori e presidi complici, strozzato perché bruciano fantocci di Salvini e Di Maio al posto del libro di storia che omette i crimini rossi dalla resistenza alle foibe. Cari studenti che protestate, siete bellissimi. Imparate anche contro chi protestare e sarete meraviglia.

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