Martina, l’ultimo radicale padano.

di Manuel Di Pasquale.

Penso a tutti coloro che fino a poco tempo fa dicevano come fosse possibile che i “terroni” abbiano deciso di virare sulla nuova Lega. Dicevano che erano sempre gli stessi attori, che si rivolgevano al sud solo per prendere voti. Per il momento, però, la Lega pare essere realmente cambiata: “terroni” e “polentoni”, adesso, si ritrovano insieme sotto Alberto da Giussano senza problemi.

È innegabile dire che qualche spinta secessionista, portata avanti da una piccola minoranza, c’è ancora, ma la stragrande maggioranza di questi signori è stata messa alla porta dal segretario federale Matteo Salvini.

Chi attacca a tutti i costi la Lega per i motivi sopra citati, però, dimentica di dire qualcosa: che gli stereotipi contro i meridionali albeggiano anche in altri partiti, in altri esponenti di chi dovrebbe rappresentare un’area inclusiva.

Qui, parliamo di Maurizio Martina, l’attuale reggente del PD, che sembra sia stato messo lì per far apparire Matteo Renzi come “statista caduto”. Per attaccare la finanziaria proposta dal governo giallo-verde, il rappresentante dem, come un bossiano vecchia scuola, dice che “al sud c’è chi è pronto a lavorare in nero per prendere il reddito di cittadinanza”.

Che ci sia qualche furbetto che potrebbe attuare una mossa simile non è da mettere in dubbio, ma circoscrivere questo fenomeno al solo sud significa essere in malafede. Sembra uno di quegli stereotipi che venivano pronunciati a cavallo tra gli anni ’90 e ’00, come per dire che solo da un lato vi era il marciume.

Non vorrei scrivere stupidi stereotipi anch’io, visto che l’onorevole Martina viene proprio dal nord, dalla provincia di Bergamo.

È comico, però, vedere che adesso quelli che criticavano la ex Lega Nord siano i primi a portare avanti istanze anti-meridionali.

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