La Leopolda, specchio di una sinistra che si ostina a non capire

di Giacomo Rossi.

Comincia venerdì 19 la nona edizione della Leopolda, la kermesse renziana per eccellenza e, dati i tempi di crisi, gli stati generali del centrosinistra. Ad aprire “saranno i giovani” (qualsiasi cosa voglia dire), mentre a concludere sarà invece l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Nel frattempo, interverranno, tra gli altri, Roberto Burioni e Federica Angeli. Ma di cosa è sintomatica questa Leopolda? Che il centrosinistra italiano è completamente sordo, un bozzolo chiuso che si rifiuta di progredire. Rintanati nella loro ex stazione ferroviaria, i renziani sembrano non aver compreso nessuno dei motivi che hanno portato il Partito Democratico al tracollo di voti, iniziato nel 2016, con il referendum costituzionale. Ancor più grave è che l’emorragia elettorale è ancora in corso, visto che il principale partito di “Sinistra” in Italia, secondo alcuni sondaggi, sembra godere di meno del 17% dei consensi. Il problema di Renzi è sempre stato il suo ego, l’andare sempre e comunque dritto per la sua strada senza comprendere mai a pieno che in democrazia il compromesso è quasi sempre necessario. Alla Leopolda di quest’anno non vedremo dibattiti con i leader dei vari partitini esterni al PD, che in passato guidavano le sue correnti. Non si discute di un riavvicinamento ai valori tradizionali della Sinistra: sindacalismo, lotta per i diritti sociali, operaismo, attenzione agli ultimi. Si parlerà, come al solito, di matrimoni gay, adozioni per i single, legalizzazione delle droghe leggere e di Erasmus. Dando nel frattempo del populista fascistoide a chiunque non sia lì dentro. Federica Angeli parlerà ancora dei legami, di cui ovviamente è a conoscenza solo lei, tra le destre e i clan di Ostia, mentre il dottor Burioni, l’infettivologo più famoso d’Italia, ci spiegherà come insultare delle persone che esprimono dei dubbi sull’efficacia dei vaccini. Bersani, Orlando, Vendola (in questo momento indisposto, e a cui chiaramente auguro una pronta guarigione) e tutti gli altri aspetteranno fuori. La Sinistra diventerà sempre più marginale, mentre i renziani sempre più spocchiosi. A nulla sono serviti i fallimenti degli ultimi due anni, così come nessun effetto hanno avuto questi mesi di opposizione, situazione in cui il centrosinistra si ritrova per la prima
volta dal 2011. Questa frammentazione a me dovrebbe far solo piacere, specie guardando anche il Movimento 5 Stelle che si dà la zappa sui piedi, perché vorrà dire anni di splendore per la Destra nostrana.
Eppure, un po’ di malinconia mi viene, ripensando a quando la Sinistra era un avversario vero, un nemico temibile, una forza di popolo, non elitaria com’è invece oggi. Ad Atreju fu invitato addirittura Maurizio Martina, che con una scusa a dir poco pretestuosa, si rifiutò poi di partecipare. Così è come il Partito “Democratico” vede la democrazia: un club privato dove ce la si mena e ce la si canta da soli. Elettori di Sinistra, fatemi un piacere, ricompattatevi, votate un minimo unitariamente, altrimenti non c’è gusto, è pure troppo semplice.

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