Il Trentino svolta a destra: successo per la Lega

di Alessandro Soldà

È successo davvero: il Trentino, ora, tende a destra. La coalizione di Maurizio Fugatti ha sbaragliato gli avversari, regalando alla Lega la soddisfazione di aver espugnato un feudo storico della Democrazia Cristiana e del Centrosinistra; dopo i risultati ottenuti alle politiche, e poi alle amministrative, per molti versi storici considerando in quali città ora svetta il vessillo leghista, un ulteriore tassello si aggiunge alla sequela di successi del partito guidato da Matteo Salvini.

L’alleanza guidata dall’attuale Sottosegretario alla salute ha raggiunto una percentuale che, francamente, è andata oltre le aspettative: il 46% ha scelto di cambiare una politica veduta ormai vecchia e stantia, optando invece per una Provincia a guida leghista che durante la campagna elettorale ha offerto una visione analoga a quella che già si era vista durante le politiche. Sicurezza e maggiore autonomia si sono rivelati, infatti, i cavalli vincenti per la squadra di Fugatti. Oltre al prolungamento dell’A31, un sogno erotico per il Veneto orientale.

Possiamo parlare di una maggioranza assoluta? Sì. Ma non tutto il merito della vittoria va alla bravura, o alle proposte, della Lega e dei suoi alleati; il risultato cui abbiamo assistito si deve anche alla frattura tra il Partito Autonomista Trentino Tirolese e il Centrosinistra: presentandosi da soli, senza alcuna compattezza, non hanno fornito all’elettorato trentino quella sicurezza politica che fino a poco tempo fa riusciva a garantire nella Provincia. Ottenendo dei risultati pessimi; non per Ugo Rossi, cui bisogna complimentarsi per il risultato ottenuto.

C’è poi il fronte delle liste più piccole: nessuno dei loro candidati è riuscito a guadagnarsi un seggio, lasciando il campo al Centrodestra, al Centrosinistra, al PATT e al Movimento 5 Stelle. Ora si urlerà all’ignoranza degli elettori, e non mancheranno a comparire in giro per la rete articoli d’opinione sulla necessità di levare il voto a chi non rispetta certi requisiti; un patentino di voto, soltanto a chi ha una laurea, e, magari, vota il Partito Democratico o + Europa.

La batosta, l’ennesima, che si è presa la Sinistra, non porterà nessuno giovamento tra le sue fila: non si vedrà l’errore, e cioè il totale distacco dalla realtà quotidiana degli italiani, e al posto di fare della sana autocritica, si urlerà al populismo che parla alla pancia e all’ignoranza del popolo italiano che non ha saputo votare per il Bene, e cioè per loro. Non si erano detti che avevano capito la lezione, e che dovevano abbassare le ali ed essere umili?

Ora vedremo come agirà questo nuovo consiglio provinciale, e se realizzerà ciò che aveva promesso durante la campagna. Altrimenti non sarà cambiato niente. Se non il colore di un vessillo.

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