Trump: “Sono un nazionalista!”

Di Manuel Massimiliano La Placa

Si respira un clima particolarmente teso negli U.S.A in questo periodo: da un lato, le midterm elections quale vero banco di prova per la tenuta dell’Esecutivo repubblicano, dall’altra il tema dell’immigrazione che torna a farsi sentire con prepotenza.

A partire dal 13 ottobre scorso, infatti, migliaia di migranti provenienti dall’Honduras sono in marcia verso gli Stati Uniti passando attraverso il Messico meridionale: temporaneamente bloccati su un ponte di confine da parte delle Autorità messicane, pare che molti di essi siano comunque riusciti ad entrare illegalmente in territorio statunitense seguendo la via fluviale tra Guatemala e Messico.
Dopo avere invitato i Governi della regione a fermare l’esodo, minacciando di tagliare gli aiuti economici verso Honduras, El Salvador e Guatemala, il Presidente Trump ha infine deciso di allertare l’esercito in vista dell’ormai prossimo arrivo della “carovana” di migranti.
Lo stesso Trump, intervenuto sulla questione durante un infuocato comizio a Houston, in Texas, in occasione della campagna elettorale di metà mandato, si è dichiarato apertamente nazionalista, in opposizione all’ideologia globalista adottata dai radical-Democratici responsabili non soltanto di una mancata collaborazione con i Repubblicani per la modifica delle leggi americane sull’immigrazione ma, soprattutto, di anteporre il benessere del resto del mondo a quello degli Stati Uniti e del proprio popolo.
The Donald non ha timore di parlare di assalto agli U.S.A da parte di una carovana di migranti del tutto irregolari che, al proprio interno, nasconderebbe criminali e uomini provenienti dal Medio-Oriente non originari del continente americano.
Gli sviluppi dell’emergenza immigrazione degli ultimi giorni si verificheranno a stretto giro.
Quel che è certo, per il momento, è che Trump, dopo aver rimesso in piedi l’economia statunitense e abbassato il livello di disoccupazione come non avveniva da quasi vent’anni, non ha alcuna intenzione di cedere alla pressione migratoria, né di lasciarsi condizionare dalle accuse social-democratiche in salsa globalista.

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