Clandestini e zone franche: quando non c’è più sicurezza

di Vanessa Combattelli

 

Alcune considerazioni:
1) Nel nostro paese – volenti o nolenti, vi sono diverse zone franche dove lo Stato non è presente. La nostra libertà individuale è inevitabilmente limitata, sono quartieri da evitare in ogni caso, nessuno fa nulla per cambiare le cose in un clima di silenzio omertoso.
2) Vi sono alcuni gruppi etnici predisposti maggiormente a commettere reati a causa di condizioni sociali e culturali. La mancata integrazione – o il volontario rifiuto ad essere integrati, produce il terreno fertile per una vita criminale volta a rappresentare un pericolo per i soggetti più deboli della società (minori, ragazze nel giro della droga, prostitute, barboni etc).
Tutti fattori che creano problemi di assimilazione e chi non si integra socialmente ed economicamente ha più probabilità di ricorrere al crimine.
Ciò non toglie che un reato possa essere commesso anche da un cittadino ben integrato, in quanto la legge – come giusto e doveroso che sia, è uguale per tutti.
La tesi appena enunciata non sono io a definirla, bensì dati e le statistiche.
Secondo il documento redatto dal Viminale circa l’80% dei crimini commesso da immigrati è infatti commesso da irregolari che costituiscono solo circa il 10% della popolazione immigrata, in poche parole la probabilità di commettere un crimine per un immigrato irregolare è più di 10 volte quella di un regolare che invece ha tassi di criminalità uguali o inferiori a quelli italiani.
3) Ancora una volta un triste fatto di cronaca diventa campo di battaglia tra fazioni opposte, riconoscere che vi sia una emergenza sociale a causa di zone franche e irregolari non è razzismo, bensì necessità di controllo e sicurezza. Al tempo stesso monopolizzare la discussione sull’etnia dei criminali risulta dannoso al corso stesso della soluzione. Inoltre è altresì necessario riconoscere la differenza tra “clandestino” ed “immigrato regolare”, affinché tanta propaganda volta a trovare razzismo ovunque possa essere definitivamente silenziata.

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