Giustificazioni al posto delle scuse e la ferita a Rovetta rimane ancora aperta

di Michele Schiavi.

Rovetta, alta Valle Seriana, provincia di Bergamo.
Qui la guerra civile è passata ed ha lasciato il segno. Nella notte tra il 27 e il 28 aprile 1945, a guerra praticamente finita, 43 militi fascisti appartenenti alla prima Divisione d’Assalto “M” della Legione Tagliamento furono fucilati senza alcun tipo di processo. Non fatevi ingannare dal nome del reparto: non erano soldati delle forze speciali o qualcosa del genere. Erano 43 giovani e valorosi ragazzi e soldati di età compresa tra i 15 e i 22 anni che scelsero, più o meno consapevolmente, di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, di stare dalla parte dei vinti, degli sconfitti.
Questi giovani, venuti a conoscenza della resa nazifascista, decisero di scendere a Bergamo, abbandonando il loro presidio. Si incamminarono lungo la valle con una bandiera bianca, in segno di resa e una volta arrivati a Rovetta (a 35 kilometri da Bergamo) decisero di deporre le armi, consegnandosi al locale Comitato di Liberazione Nazionale. I giovani si fecero garantire tutte le tutele tipiche dei “prigionieri di guerra”, ma il CLN non rispettò il documento firmato da entrambe le parti. In quella notte, con un atto vile, a guerra finita e nonostante la resa incondizionata, un gruppo di partigiani locali prese i 43 militi dalle scuole elementari dove erano stati messi e procedette alla loro fucilazione, risparmiando i tre più giovani, forse grazie all’intervento del parroco. Tra coloro che invece furono fucilati c’era anche un nipote del Duce, il figlio di Edvige Mussolini, a cui fu riservato un posto da spettatore per tutta l’esecuzione e fu poi ucciso per ultimo.
Purtroppo ancora oggi questa ferita rimane aperta. Il processo successivo si concluse con un’assoluzione per tutti gli imputati, dato che l’esecuzione sommaria non fu considerata un crimine, ma un’azione di guerra, dato che ufficialmente l’occupazione di Bergamo terminò il 1 maggio, tre giorni dopo. L’unico “riconoscimento”, se così si può definire, di quella strage è rappresentato da una croce all’interno del cimitero di Rovetta e da una lapide commemorativa al suo esterno. Purtroppo, nei giorni scorsi con un atto vile e vandalico alcuni sconosciuti hanno danneggiato pesantemente la croce all’interno del cimitero, colpevole di riportare un’immagine del Duce e dell’aquila littoria.
Ma per l’ANPI locale non bisogna perdere troppo tempo a condannare questa azione. Hanno scritto nel loro comunicato che non è stata vera profanazione, perché tecnicamente i resti dei corpi non sono presenti. Hanno scritto che, per quanto “umanamente dolorosa” quella sommaria esecuzione è più che giustificata perché il governo alleato assunse il potere solo il primo maggio, addirittura tre giorni dopo. Hanno anche riportato la sentenza che scagionò i compagni che hanno imbracciato i fucili quella notte. Hanno pure chiesto che quei chiari simboli che hanno il compito di “esaltare le gesta luttuose della guarnigione e rivendicare il regime dittatoriale fascista” vengano tolte dal cimitero, permettendo però di lasciare i nomi di quei ragazzi morti, come se ci fosse bisogno di una loro autorizzazione.
Purtroppo si sono dimenticati di scrivere l’unica cosa importante, l’unica frase che potrebbe chiudere quella profonda ferita: chiedere scusa per aver ammazzato, ingiustamente, quei 43 ragazzi, che avevano un nome e un cognome:
  • ANDRISANO Fernando, anni 22
  • AVERSA Antonio, anni 19
  • BALSAMO Vincenzo, anni 17
  • BANCI Carlo, anni 15
  • BETTINESCHI Fiorino, anni 18
  • BULGARELLI Alfredo, anni 18
  • CARSANIGA Bartolomeo Valerio, anni 21
  • CAVAGNA Carlo, anni 19
  • CRISTINI Fernando, anni 21
  • DELL’ARMI Silvano, anni 16
  • DILZENI Bruno, anni 20
  • FERLAN Romano, anni 18
  • FONTANA Antonio, anni 20
  • FONTANA Vincenzo, anni 18
  • FORESTI Giuseppe, anni 18
  • FRAIA Bruno, anni 19
  • GALLOZZI Ferruccio, anni 19
  • GAROFALO Francesco, anni 19
  • GERRA Giovanni, anni 18
  • GIORGI Mario, anni 16
  • GRIPPAUDO Balilla, anni 20
  • LAGNA Franco, anni 17
  • MARINO Enrico, anni 20
  • MANCINI Giuseppe, anni 20
  • MARTINELLI Giovanni, anni 20
  • PANZANELLI Roberto, anni 22
  • PENNACCHIO Stefano, anni 18
  • PIELUCCI Mario, anni 17
  • PIOVATICCI Guido, anni 17
  • PIZZITUTTI Alfredo, anni 17
  • PORCARELLI Alvaro, anni 20
  • RAMPINI Vittorio, anni 19
  • RANDI Giuseppe, anni 18
  • RANDI Mario, anni 16
  • RASI Sergio, anni 17
  • SOLARI Ettore, anni 20
  • TAFFORELLI Bruno, anni 21
  • TERRANERA Italo, anni 19
  • UCCELLINI Pietro, anni 19
  • UMENA Luigi, anni 20
  • VILLA Carlo, anni 19
  • ZARELLI Aldo, anni 21
  • ZOLLI Franco, anni 16

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