Il feudalesimo della destra universitaria

di Matteo Parisi.

Tanti Signori, pochi soldati e nessun Sovrano.

Che la destra, per certi ambienti, sia formata più da generali che da militanti è ormai notizia diffusa ed è diventata, negli anni, una famosa battuta.
Riguardo la destra universitaria la questione cambia, poiché quella che era una battuta diventa realtà, in termini leggermente diversi.

Ovviamente, per destra universitaria intendiamo il mondo di Azione Universitaria, ovvero quel movimento erede del vecchio FUAN, il quale, dopo la scissione del Popolo della libertà, ha subito al suo interno una divisione ancora più netta tra correnti, senza però arrivare anch’esso ad uno scioglimento.

Ci ritroviamo, infatti, un movimento che – citando l’On. Donzelli – “esiste alla base ma non al vertice”, con organizzazioni che non vanno oltre la propria Provincia o l’Università di appartenenza. Non esistono infatti delle linee comuni e, di conseguenza, non esistono congressi o qualsiasi tipo d’incontro capace di riunire i giovani universitari di un mondo meraviglioso, che è la destra universitaria. Una destra che ha avuto, tra suoi migliori militanti, il giudice Paolo Borsellino, il quale vedeva, nel FUAN, l’alternativa a quel sistema di baronie dell’università italiana con la complicità dei vari collettivi pseudo-universitari della sinistra extraparlamentare.

Per quanto sia doveroso guardare al nostro passato per combattere le nuove sfide del futuro, non possiamo, però, continuare a rifugiarci in esso per non affrontare le nostre problematiche interne.
La destra universitaria ha l’assoluto bisogno di riunirsi a livello nazionale per ridare, al vertice del movimento, una figura capace di dare una linea comune a tutti i vecchi “feudi” e soprattutto per risolvere le varie controversie interne che si sono venute a creare in questi anni tra universitari di differenti partiti politici nell’area del centro-destra.

Abbiamo, infatti, assistito a diverse scissioni di Azione Universitaria con la conseguente creazione di altri movimenti provinciali universitari, come Nucleo Universitario all’Università di Bologna, Gioventù Identitaria a Siena, Azione Studentesca a Firenze e tanti altri casi. Scissioni che si sono rese necessarie per mancanza di dialogo e rispetto che non appartengono di certo ad un movimento universitario unitario.
Nel 2019 ci saranno le elezioni europee ed assistiamo ad un progetto per unire tutti i gruppi sovranisti europei per un fronte comune e mi chiedo se, nello stesso anno, con le imminenti elezioni del CNSU, non ci sia finalmente l’opportunità di trovare un programma comune e condiviso con dei candidati che siano espressione di un congresso e non di logiche partitiche.

I movimenti giovanili dei partiti di destra hanno una grande responsabilità a riguardo, poiché sono alla base per l’organizzazione di momenti di aggregazione nazionale e non dovrebbero limitarsi ad essere parassiti dei propri partiti, bensì capaci di creare tavoli di discussione anche con il parere sfavorevole della direzione del proprio partito.

Bisogna trovare il nostro rinascimento ed uscire da quell’inutile “feudalesimo” dei movimenti universitari che, nella maggior parte dei casi, è dettato non solo da logiche di partito ma anche da egoismi personali. Abbattiamo questi ostacoli, abbattiamo i nostri feudi e creiamo una struttura unica che sia in grado di affrontare qualsiasi sfida poiché, non dimentichiamocelo mai, NOI crediamo nelle idee che diventano azione e non di certo nelle favole.

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