Il 41bis non si tocca!

di Leandro Castelli.

Il 25 ottobre 2018 la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha condannato l’Italia perché decise di continuare con il regime carcerario duro del 41 Bis a Bernardo Provenzano dal 23 marzo 2016 fino alla sua morte.

Poco dopo la sentenza, in un’intervista a “InBlu Radio” il Presidente della commissione regionale antimafia della Sicilia e Vicepresidente della Commissione Parlamentare antimafia nella precedente legislatura ha dichiarato: “Credo che Provenzano sia stato privato del diritto di morire nella sua abitazione con la sua famiglia vicina, lui come altri.” Inoltre ha aggiunto che se fosse stato per lui, nel momento che Provenzano si fosse avvicinato alla fine dei suoi giorni, lui come Riina, avrebbe preferito lasciarlo in modo più umano invece che in una stanza d’ospedale guardato a vista e blindata. Parole che fanno un po’ rabbia, a parer mio, perché dove si può trovare umanità con delle persone che non ne hanno avuta nel corso della loro vita, che hanno distrutto famiglie di persone normali e di persone che hanno lottato contro questo cancro in Italia.

Infine Claudio Fava dice: “Il giorno in cui noi saremo in condizioni di fare a meno del 41 Bis sarà una vittoria non solo dal punto di vista dell’umanità della pena, ma anche perché sarà una vittoria dal punto di vista della sicurezza.”

Mi trovo in totale disaccordo con le dichiarazioni di Claudio Fava, il 41 Bis è necessario perché un individuo che ha distrutto famiglie senza pietà – ricordiamo che Provenzano aveva a suo carico 20 ergastoli – merita di finire i suoi giorni in carcere con il 41 Bis, quindi il regime di carcere duro non si deve toccare.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *