Intervista ad Andrea De Priamo, consigliere comunale di Roma

di Giacomo Rossi.

All’Assemblea Capitolina ho incontrato Andrea De Priamo, consigliere comunale, eletto in quota Fratelli d’Italia, romano. Abbiamo parlato della città, della situazione politica nazionale e del futuro della Destra italiana.

Giacomo Rossi: Il tema caldo di questi giorni è stato sicuramente quello dell’omicidio di Desirée Mariottini, orrendamente assassinata nel quartiere romano di San Lorenzo. Il ministro Salvini si è poi presentato sul luogo e, tra i pochi applausi, è stato pesantemente fischiato dai centri sociali. Secondo Lei il problema sicurezza a Roma, che per molti è impossibile da risolvere, è sempre lo stesso o si è aggravato da quanto il sindaco è Virginia Raggi e dal momento in cui la questione migratoria è diventata più corposa?

Andrea De Priamo: Non è vero che Roma è impossibile da governare, semplicemente non vengono attuate le normative che conferirebbero all’amministrazione cittadina risorse e competenze speciali rispetto a tutti gli altri comuni. Ovviamente il problema sicurezza è aggravato dalla questione dell’immigrazione, ma sia questa sia le precedenti amministrazioni sono colpevoli. Ad esempio, quando Ignazio Marino era sindaco, il numero dei migranti coinvolti nel progetto SPRAR (il sistema di accoglienza degli enti locali, indirizzato ai richiedenti asilo, ndr) è decuplicato, ciò ha comportato un vero e proprio disastro unito alla politica lassista da parte dello stesso Marino prima, e di Virginia Raggi oggi. Contemporaneamente, c’è una gravissima mancanza di controllo del territorio. In tutta Roma l’occupazione abusiva da parte di immigrati è l’assoluta normalità, e i locali occupati sono centri di attività criminali, come spaccio e sfruttamento della prostituzione, o ancora peggio, come nel caso di San Lorenzo. Manca completamente attenzione al territorio, a partire dal verde pubblico, di cui Roma è particolarmente ricca, così va a finire che in una città come questa si vadano a formare delle vere e proprie favelas, con tutti i problemi che ne conseguono.

G.R.: Recentemente si è parlato, a proposito di occupazioni, di un possibile sgombero per CasaPound, nella sua sede a Via Napoleone, posizione particolare, visto che si trova all’Esquilino, il cuore multietnico di Roma. Cosa ne pensa?

A.D.P.: L’attenzione che si è data a questa storia è veramente stucchevole. A Roma ci sono decine e decine di centri sociali che svolgono al loro interno attività piuttosto discutibili. Di quelli la Raggi non si preoccupa? Eppure, anche loro sono in una situazione di abusivismo. Se decidiamo che bisogna garantire il principio di legalità, allora lo si fa sempre, non a seconda delle ideologie. Basti pensare che l’unica chiusura che questa giunta ha effettuato era del tutto illegittima, ossia quella di Colle Oppio, cuore della cultura e della gioventù di destra a Roma, un pezzo di storia della città, un importante luogo di socializzazione.

G.R.: Proprio qui fuori gruppi femministi manifestano contro la possibilità che a Roma si ripeta quello che si è verificato a Verona, ossia una mozione approvata dal consiglio comunale che metta in discussione quanto affermato dalla discussa legge 194, che nel nostro Paese regola la questione dell’aborto. Secondo Lei Roma ha bisogno di questa mozione?

A.D.P.: Roma ha bisogno di una mozione per la vita, esattamente la stessa mozione che è stata approvata a Verona. E tengo a precisare che per Fratelli d’Italia la questione non proviene dallo scalpore mediatico che il Ministro Fontana ha avuto di recente, ma dalla natura. Il problema di chi ora qui fuori sta manifestando è che non vuole né ascoltare né dialogare. Nessuno dice di abolire o modificare la legge 194, ma solo di attuare la parte, che oggi sembra quasi dimenticata, ossia che le donne devono averne la possibilità, ma non possono essere spinte ad abortire. Il problema di questi movimenti è che esistono delle grandi sacche di intolleranza che rendono impossibile dialogare.

G.R.: Il referendum sulla privatizzazione di ATAC si avvicina.

A.D.P.: Fratelli d’Italia vuole il no al referendum, ma riteniamo che in ogni caso ci si debba confrontare, e non ragionare per partito preso. Molti romani che voteranno sì purtroppo pensano che con la privatizzazione ogni cosa possa migliorare. Ma nel caso dei trasporti pubblici sarebbe una scelta sbagliata. Anche perché abbiamo di fronte a noi un esempio di certo non eccellente: circa il venti percento delle corse dei trasporti pubblici romani sono in mano ai privati, e certamente non è virtuoso. ATAC inoltre necessita il pubblico perché i trasporti devono andare per forza in luoghi dove non c’è profitto, come ad esempio le periferie. Un privato vivrebbe di soldi pubblici, che rischierebbe anche di sprecarli. Vedasi il caso delle scale mobili della stazione della metropolitana Repubblica, erano gestite da privati (sono crollate poco prima della partita Roma-CSKA di Mosca, mentre erano piene di tifosi russi, ndr). Il nostro sostegno al no non è ideologico, ma di buon senso. Una nostra proposta è anche quella di legare i compensi della dirigenza ATAC all’efficienza di quest’ultima.

G.R.: Visto che si è parlato di calcio, come la pensa sulla questione dello Stadio della Roma a Tor di Valle, e a che punto sono le trattative tra il sindaco e il presidente della Roma, James Pallotta?

A.D.P.: Fratelli d’Italia all’epoca si espresse contrariamente per via delle pesanti ricadute che il progetto avrebbe avuto sul territorio e sui contribuenti romani. Il nostro no non è categorico, ma vanno fatti prima di procedere tutti gli accertamenti del caso, per appurare che questo stadio per la città sia un dono e non un peso. In questo momento, la Raggi chiede una nuova dirigenza con cui trattare e chiede di verificare la legittimità degli atti, con modalità che sinceramente ritengo un po’ anomale e poco trasparenti. Siamo in attesa dell’esito di queste verifiche.

G.R.: Uscendo da Roma, com’è oggi per Fratelli d’Italia il rapporto con la Lega e con il suo segretario?

A.D.P.: Il rapporto con Salvini non si è rotto, basta che ci sia reciproca volontà di portarlo avanti e perseguire certi obbiettivi comuni. La scelta della Lega è piuttosto strana, visto che nella politica nazionale stanno con i 5 Stelle, mentre nelle elezioni amministrative con il centrodestra. Fratelli d’Italia si auspica ovviamente che la Lega voglia proseguire la sua alleanza naturale, ossia quella con noi e con Forza Italia. Ma prima di tutto, il centrodestra è da troppo tempo all’opposizione, ora deve diventare una vera e propria forza di governo.

G.R.: Cos’è oggi la cultura di destra?

A.D.P.: È tante cose, perché la destra identifica tradizioni e percorsi spesso molto diversi tra loro. Per me, la cultura di destra oggi è più attuale e viva che mai, ed ha inoltre un grande futuro davanti a sé. Basti pensare a quanti temi caldi di quest’epoca siano temi della destra italiana: come il sovranismo, di cui parla spessissimo. Certo, non si può essere fossilizzati sul passato, ed occorre sempre modernizzarsi mantenendo però lo stesso spirito. I valori sono attuali, l’obbiettivo di oggi deve essere trasmetterli, come hanno fatto i nostri predecessori, per far sì che restino tali.

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