Commando – La leggenda dei Ramones

di Manuel Massimiliano La Placa.

Spesso il suono fa della complessità la propria casa, ed ecco che la cultura musicale, compresa quella moderna, attinge a piene mani da composizioni barocche e tecnicamente impeccabili per alimentari la propria sete.

Molto più spesso, però, l’unicità si cela nella sintesi, nella semplificazione estrema che è ciclico punto di origine ed inesorabile luogo di approdo.
E’ certamente questo il caso dei Ramones, sublimazione del punk a stelle e strisce, pionieri per intere generazioni di musicisti internazionali cresciuti con il sogno americano in testa.
La cronistoria, l’epopea del quartetto che ha ”scippato” il proprio nome allo pseudonimo utilizzato da Paul McCartney durante le tournée, passa da Forest Hills, nel Queens di New York nel bel mezzo degli anni settanta del secolo scorso.
Dopo ripetute prove ed infiniti aggiustamenti nella formazione, la primigenia ossatura della band, destinata a rimanere per sempre nella memoria collettiva, vede Joey Ramone (Jeffrey Hyman) alla voce, Johnny Ramone (John Cummings) alla chitarra, Dee Dee Ramone (Douglas Colvin) al basso e Tommy Ramone (Thomas Erdelyi) alla batteria.
Il complesso è, per antonomasia, tecnicamente limitato e fa di canzoni veloci dalle strofe brevi il proprio marchio di fabbrica, assieme ad un abbigliamento che comprende giubbotti di pelle, t-shirt di sottofondo, blue jeans sdruciti e strappati nonché immancabili scarpe logore.
Con questo look underground iniziano a muovere i primi passi nel 1974 al mitico CBGB, al 315 di Bowery Street a Manhattan, suonando e proponendo in rotazione continua il proprio materiale grezzo, che trova terreno fertile in un pubblico sempre avido di nuove prospettive sonore.
Dopo un biennio di dura gavetta, le prime incisioni dei Fast Four vengono infine intercettate dalla Sire Records la quale, folgorata da quelle composizioni-lampo colme di energia, decide di trasformare tutto quel materiale nell’album d’esordio dei Nostri.
Esce quindi nel 1976 il primo, omonimo, disco dei Ramones, capace di vendere oltre cinquemila copie durante la prima settimana di pubblicazione.
Ramones è una vera e propria bomba ad orologeria per l’epoca: quando i tre accordi iniziali di Blitzkrieg Bop esplodono accompagnati da una linea di basso equivalente e perfettamente parallela, circondati da una batteria cadenzata, dinamica ed essenziale, tutti si rendono conto di trovarsi di fronte a qualcosa di mai sentito prima.
Del resto, la prima pubblicazione può contare su molti altri brani già collaudati e di sicuro impatto quali Beat on the brat, 53rd&3rd Judy is a punk.
Non mancano momenti più pop (I wanna be your boyfriend) ma nemmeno dei veri e propri inni underground che strizzano l’occhio a qualcosa di più (Havana Affair, Loudmouth).
Più che esplicita la sempreverde Now I wanna sniff some glue, mentre non manca di far discutere Today your love, Tomorrow the world considerando il tenore del testo (…I’m a Nazi schatze and I’ll fight for the Fatherland) che comunque è ispirato ad esperienze da bambino di Dee Dee, trasferitosi in Germania al seguito del padre, vicende delle quali non conserva un buon ricordo e che perciò non possono far pensare realmente a nostalgismi destrorsi.
Ad ogni modo, se negli U.S.A il disco inizia a farsi notare, è in Inghilterra che i Ramones riescono a raggiungere le vette delle classifiche, facendo da apripista all’ondata punk britannica che di lì a poco avrebbe invaso il mercato internazionale ed il mondo giovanile.
La postura leggermente curva di Johnny, che suona la sua Mosrite Ventures bianca e nera calata fino alle ginocchia che ruggisce ruvida ad ogni riff, l’occhio stralunato di Dee Dee che detta i tempi tra un pezzo e l’altro saltando e agitandosi come una forza della natura, l’altezza imponente di Joey che sostiene tutte le canzoni con fermezza e la batteria regolare di Tommy segnano la linea di demarcazione che proietta migliaia di giovani direttamente nella nuova frontiera della musica internazionale.
Forti di un solido successo sempre crescente, i Ramones vogliono dimostrare di non essere una mera comparsa e già nel 1977 danno alla luce Leave Home, scrigno ricolmo di tesori quali Pinhead (da cui il tic da leggenda Gabba Gabba Hey), la granitica Commando, la elettrizzante Gimme Gimme schock treatment nonché la tanto bistrattata Carbona not glue.
I fan iniziano ad organizzarsi in uno zoccolo duro che non abbandonerà mai la band fino alla fine, e ciò impone ai quattro una professionalizzazione che consente l’emergere delle figure chiave che condizioneranno l’intera carriera del gruppo.
Se Johnny, dal carattere forte ed inflessibile, Repubblicano convinto, è il capo e il responsabile della disciplina della band, il suo contraltare è certamente Joey, alto quasi due metri e simpatizzante della Left Wing americana.
Dee Dee è, invece, la mina vagante dei quattro, un paroliere geniale ed eccellente, totalmente imprevedibile, ingestibile e dedito ad ogni sperimentazione con alcool e, qualche anno più tardi, droghe.
Tommy, adattatosi a suonare la batteria in assenza di valide alternative, funge principalmente da co-produttore e manager del gruppo, poco avvezzo alla vita on the road.
Nonostante le evidenti divergenze personali, i Nostri proseguono spediti ed intraprendono un lungo tour promozionale.
E’ proprio Johnny ad incaricarsi dell’organizzazione delle trasferte a bordo del furgone della band: gli orari e le distanze vengono incastrati in modo tale da massimizzare il più possibile i profitti e ridurre le perdite economiche, anche a costo di rendere i tour più logoranti.
Johnny concepisce la band come un vero e proprio lavoro e si impegna con la massima disciplina nella gestione delle finanze e del marchio.
In piena fase creativa, nel novembre del 1977, i Ramones danno vita a Rocket to Russia, che completa la trilogia della formazione originale.
Si tratta di un disco che sin da subito ottiene un grande successo, frutto di una certa maturità compositiva di Joey&co.: Rockaway Beach, Surfin’ Bird (cover dei Trashmen), We’re a happy family ma, soprattutto, Sheena is a punk rocker sono i nuovi inni da cantare a squarciagola ovunque i quattro di New York mettano piede.
Si tratta probabilmente dell’apice della forma dei Nostri, che trova il suo culmine con la pubblicazione di It’s Alive, impressionante performance dal vivo al Rainbow Theatre di Londra registrata il 31 dicembre del 1977 ed ancor oggi considerata come uno dei migliori album live di sempre.
Tuttavia, nonostante le premesse per una carriera sfolgorante ci siano tutte, è proprio in questa fase che i Fast Four iniziano a perdere un poco di quota.
Tommy, infatti, decide di abbandonare la band, incapace di reggere gli estenuanti ritmi legati ai tour mondiali e lontano anni luce dalla figura della rock star.
I Ramones perdono, così, quella sonorità ”classica” che rimarrà per sempre impressa nei primi tre dischi e cercano di ripartire rimpiazzando il batterista uscente con Marc Bell, che adotta il nome d’arte di Marky Ramone.
Marky è, senza dubbio, un musicista già ”rodato” e di solida esperienza, quindi l’uomo giusto per accompagnare la band verso nuovi traguardi.
Con un suono rinnovato e parzialmente irrobustito, nel 1978 è la volta di Road to Ruin, un disco variegato che presenta I wanna be sedated come punta di diamante ma che, a conti fatti, non riesce ad ottenere il successo commerciale auspicato dalla band e dalla casa discografica.
Inizia a farsi strada un certo scoramento, vista l’incapacità del quartetto di piazzare almeno una hit in testa alle classifiche statunitensi.
Per ovviare al problema e per inaugurare al meglio l’inizio dei mitici anni ’80, i Ramones decidono di affidarsi nientemeno che a Phil Spector, leggendario produttore famoso per azzeccare album e singoli di sicuro successo, nonché per aver prodotto le Ronettes, Tina Turner e anche i Beatles.
Le sessioni in studio di registrazione si rivelano particolarmente traumatiche: Spector adora Joey e il suo timbro vocale e sembra quasi spingerlo verso una carriera solista, mentre ignora i restanti membri della band; il padre di Johnny muore d’infarto e la vicenda lo costringe ad assentarsi e sospendere l’incisione delle parti di chitarra, cosa che pagherà a caro prezzo con Spector che lo costringerà ad estenuanti prove fino al raggiungimento del suono desiderato dal produttore.
Nel 1980 viene quindi alla luce End of the century : un buon disco che tuttavia diviene una sorta di ibrido tra lo stile più puro di Dee Dee e Johnny (Chinese Rock) ed il pop-punk amato da Joey (Baby I love you), il tutto ovattato e cosparso di merletti proverbialmente distribuiti da Spector, che non manca di ammiccare con astuzia al passato (Do you remember Rock’n’Roll Radio?).
L’operazione vede cambiare non soltanto lo stile musicale dei Ramones ma anche il loro look che li vede, per la prima volta dagli esordi, comparire in copertina in semplici t-shirt colorate mettendo da parte i classici giubbotti neri di pelle.
La virata pop riesce a metà: il disco vende bene, molto più dei predecessori, ed in questo lo zampino di Spector si vede ampiamente, ma ancora una volta non si intravede nessuna hit in cima alle classifiche o alla lista delle stazioni radiofoniche, il che apre una vera e propria voragine nei rapporti all’interno del gruppo ed uno smarrimento compositivo che inizia a farsi sentire già con il successivo album, Pleasant Dreams del 1981, stroncato dalla critica e dagli stessi fan.
Quel che sembra maggiormente mancare ai quattro, in questa fase, è la grinta che li ha sempre caratterizzati, mentre le scorie della collaborazione con Spector continuano a farsi sentire con risentimenti che si annidano velenosi soprattutto tra Johnny e Joey, sempre più lontani a causa di irrecuperabili fratture e divergenze artistiche, politiche ma soprattutto personali.
Come se non bastasse, è soprattutto Marky a non passarsela bene: il batterista ha ormai sviluppato una forte dipendenza dall’alcool e, pur cercando di non darlo a vedere agli altri, si avvia ad un inesorabile percorso di autodistruzione.
Pur immersi in una tale situazione, nel 1983 i Ramones compongono e pubblicano Subterranean Jungle, che imprevedibilmente si pone in leggera ripresa rispetto al predecessore ma che, di fatto, li vede ancora come dei separati in casa.
Pochi mesi dopo, Marky viene silurato per aver costretto la band a rinviare alcune date a causa del suo alcolismo, un fatto imperdonabile per Johnny, inflessibile sui temi droghe ed alcool quando nocivi e forieri di pericoli per il futuro del gruppo.
Paradossalmente, è proprio l’ingresso del nuovo batterista, Richard Reinhardt (Richie Ramone) a portare nuova linfa e a regalare una seconda giovinezza ai Fast Four.
Richie, infatti, non soltanto è tecnicamente più preparato di Marky, ma fa della velocità e del ritmo forsennato i propri cavalli di battaglia.
Esce così nel 1984 Too tough to die, senza dubbio il miglior album dei Ramones dai tempi di Rocket to Russia.
I toni incattiviti di Mama’s Boy e la title-track fanno da battistrada per nuove sperimentazioni (Endless Vacation) senza battute d’arresto nemmeno di fronte a pezzi più melodici capaci, sorprendentemente, di trasudare emozioni (Howling at the moon).
Ritrovata la convinzione nei propri mezzi, due anni è la volta di Animal Boy, altra prova massiccia e convincente che beneficia soprattutto dell’apporto compositivo di Richie, nonché di un Joey in grande spolvero.
Un quinquennio di riscatto che, tuttavia, sembra interrompersi quando lo stesso Richie decide di abbandonare, in quanto non si sente a tutti gli effetti un membro della band.
In realtà, si tratta di un personale risentimento per essere rimasto escluso dalla divisione dei profitti del merchandising legato alle magliette del gruppo, che pure riportano anche il suo nome sul logo ufficiale.
Johnny, peraltro, ha già pronta la soluzione e richiama nei ranghi Marky, che si è da poco ripreso dalla sua dipendenza, giusto in tempo per la pubblicazione di Halfway to Sanity.
 
Nel 1989 si fa notare Brain Drain, reso famoso dal singolo Pet Sematary, canzone scritta e pensata appositamente per l’omonimo film tratto dal romanzo di Stephen King.
Pare che Dee Dee abbia steso il testo proprio in occasione di una cena con lo stesso King nella sua famosa villa di Bangor, nel Maine, dopo aver preso alcune informazioni sulla trama.
Proprio Dee Dee, da tempo insofferente verso la gestione autoritaria della band da parte di Johnny e folgorato dal rap, decide di lasciare il gruppo alla fine del successivo tour mondiale per tentare una carriera solista non particolarmente fortunata, pur continuando a scrivere canzoni per i suoi ex compagni.
Dopo svariate audizione, il ruolo di nuovo bassista viene assegnato a C.J. Ramone (Christopher Joseph Ward), giovanissimo fan degli stessi Ramones, che riesce a rinverdire le fila del gruppo e a rinvigorirne le esibizioni dal vivo.
Dopo la pubblicazione di un live di rodaggio (Loco Live – 1991), esce nel 1992 Mondo Bizarro, una prova piuttosto solida che spinge l’acceleratore al momento giusto (Tomorrow she goes away) ma regala anche piccolo capolavori riflessivi (Poison Heart).
I Ramones trovano, proprio durante la fase matura della carriera, la terra promessa in America Latina, dove vengono idolatrati come delle divinità.
Eppure le forze iniziano visibilmente a scemare, e i Nostri si rendono conto di non avere più l’ispirazione sufficiente per proseguire.
Nonostante l’enorme notorietà raggiunta, il mancato successo commerciale pesa come un macigno e diventa un cruccio insopportabile.
Adios Amigos! del 1995 è la parola fine in calce ad una carriera strabiliante, irripetibile.
I venti anni di attività dei Ramones hanno il proprio epilogo il 06 agosto 1996 a Los Angeles, in occasione del concerto n.2263, un vero e proprio record.
Assieme alla band, oltre a Dee Dee, ci sono tanti amici dei Fast Four come Lemmy Kilmister dei Motorhead, Eddie Vedder dei Pearl Jam, i Rancid e persino Chris Cornell dei Soundgarden.
Il silenzio che lasciano dietro di loro, nel momento in cui i Ramones appendono i giubbotti al chiodo, è assordante e malinconico allo stesso tempo.
Dopo la separazione, Joey ha proseguito la sua carriera musicale solista, tuttavia interrotta troppo presto a causa della sua prematura morte avvenuta nel 2001.
Poco dopo, la band viene inserita nella Rock’n’Roll Hall of Fame, un riconoscimento di incredibile prestigio al quale partecipano, in una affollata cerimonia Johnny, Tommy, Dee Dee e Marky Ramone.
Nel 2002 Dee Dee viene trovato morto a causa di una overdose, mentre nel 2004 se ne va anche Johnny per un cancro alla prostata, del quale parla con crudo realismo all’interno della sua autobiografia, uscita postuma.
Nel 2014,infine, viene a mancare anche Tommy, l’ultimo superstite della formazione originale.
Volto autentico e genuino della rivoluzione delle spille chiamata punk, i Ramones hanno saputo consacrarsi per sempre grazie al loro impatto sonoro, stilistico ed emotivo, veloce come un lampo e sfacciato all’ennesima potenza.

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