Dimissioni di Maurizio Martina da segretario e il definitivo affossamento del PD

di Matteo Ghilardi.

Sono ufficiali le dimissioni di Maurizio Martina da segretario del Pd. Come aveva già annunciato domenica a Milano, l’ex ministro  ha ufficializzato il suo addio alla segreteria del Partito democratico. Martina ha inviato una lettera dove  ricorda di aver “assolto il mandato” affidatogli a luglio con “una serie di obiettivi utili alla ripartenza del Pd”. E sottolinea soprattutto l’importanza di convocare “a breve” l’Assemblea. Per lui, aveva spiegato a Milano, la prima data utile è il prossimo 11 novembre. La prima reazione è quella di Marco Minniti: “Considero molto positivo l’avvio del percorso congressuale e ringrazio Martina per la generosità con cui ha svolto un compito tutt’altro che facile in questi mesi complicati”, allo stesso tempo si auspica “ che sia occasione vera e profonda per fare un passo avanti nell’allontanare dal governo della nazione questa pericolosissima coalizione della paura“.

I temi contenuti nella lettera di Martina ricalcano il suo discorso al Forum nazionale del 27 e 28 ottobre. Si pone la questione sulla necessità di un’immediata fase congressuale, ma anche  per le caratteristiche che, secondo l’ex segretario, bisogna creare  “l’alternativa delle forze che oggi governano”. Quindi, a suo parere bisogna ripartire dai “territori”, dalla “manifestazione di Piazza del Popolo”, dal “riformismo radicale” e da un partito che sia “aperto” e “plurale”. L’idea che sorge è quella di un ‘listone’ del centrosinistra che vada “oltre il Pd” già lanciata due giorni fa e ribadita anche in vista del prossimo appuntamento elettorale: “Le cruciali elezioni europee di fine maggio 2019″.

Le parole sono le seguenti: “Caro Presidente, ritengo assolto il mandato affidatomi dall’Assemblea nazionale il 7 luglio scorso quando, eleggendomi, indicava per la mia Segreteria una serie di obiettivi utili alla ripartenza del PD dopo la sconfitta elettorale di marzo”, si legge nella lettera. “Faccio quindi seguito agli impegni presi, dimettendomi dall’incarico di Segretario e chiedendoti di poter convocare a breve l’Assemblea stessa per gli adempimenti conseguenti. Fino a quel momento garantirò ovviamente per la mia parte un ordinato lavoro di tenuta in attesa delle nuove deliberazioni”.

Per l’ormai ex segretario “in questi mesi complessi” il Pd è riuscito “a impostare il percorso d’impegno necessario ai democratici per passare dall’opposizione ad una vera alternativa di governo”. “Siamo tornati in tanti territori, abbiamo cercato di rilanciare l’idea di un partito fianco a fianco alle persone che vogliamo rappresentare, pensando prima di tutto a chi ha di meno e a chi sta peggio“, sostiene Martina.

Poi ricorda, come già aveva fatto a Milano, la manifestazione di Piazza del Popolo a Roma, dove “abbiamo dato voce alla comunità democratica che vuole combattere per un’Italia migliore. Con il Forum di Milano abbiamo cercato di mettere in chiaro gli impegni del nostro riformismo radicale: emancipazione, cittadinanza, ecologia, Europa. Sono davvero convinto che lo spazio dell’alternativa nel paese sia largo e che tocchi ora al PD muovere l’iniziativa in modo aperto, unitario e plurale“. Martina fissa anche qual è il prossimo appuntamento cruciale, dopo la fase congressuale: “Oggi è giusto definire la nuova fase di questo percorso pensando innanzitutto alle prossime scadenze elettorali e in particolare alle cruciali elezioni europee di fine maggio 2019. Ne va del destino europeo e della nostra democrazia”, nonostante tutto il Pd sembra ancora un partito diviso e con molte variazioni al suo interno e senza una linea chiara, difficilmente riuscirà a tornare una vera forza di governo e sarà costretta a scendere ad accordi con Forza Italia e gli altri piccoli partiti che sono presenti in Parlamento e per riottenere una certa credibilità con gli elettori avrà bisogno di lavorare in maniera seria sul territorio, linea politica  che ha garantito alla Lega di raggiungere importanti bacini di elettorato.

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