Come un’aggressione diventa questione internazionale

di Alessio Valente.

Roma-Lido, una coppia di ucraini insulta e attacca verbalmente un passeggero indiano, il quale a un certo punto reagisce, si alza e viene aggredito a pugni. Si avvicina anche una donna per placare gli animi, finendo colpita anch’essa.

E’ questa la scena filmata sulla tratta che unisce Roma al suo mare e finita su Facebook, facendo in rapido tempo il giro del web e, vedremo, anche del mondo. Il video viene riportato presto da numerose testate e anima subito le discussioni degli utenti. Alcuni gridano al fascismo, sedotti dalla descrizione che accompagna il filmato, altri con più calma tentano di capire le dinamiche che in poche ore cominciano a venire a galla.

I carabinieri fermano i due uomini e ne accertano la nazionalità. Accertano anche quella degli aggrediti che decidono di non sporgere denuncia, almeno per il momento. Si tratta di un indiano e di una donna connazionale dei due aggressori, che proprio per questo aveva tentato di intercedere per farli desistere dai loro intenti criminali. Viene dunque fatta chiarezza sulle nazionalità dei coinvolti, che da polacchi erano divenuti russi, poi romeni e infine ucraini. Stessa cosa per l’aggredito, prima del Bangladesh, poi pakistano e infine indiano.

Alcuni giornali riportano la notizia come aggressione fascista sin da subito, senza prendersi la briga di accertare più di tanto le dinamiche dell’accaduto, scatenando l’ira di numerosi utenti che nel video vedono solamente la solita rissa fra immigrati e che purtroppo, in quelle zone, non è cosa rara. Gli abitanti infatti erano ben memori dell’accoltellamento, poi rivelatosi un vero e proprio tentato omicidio, subito da parte di un uomo romeno da parte di un nordafricano giusto pochi giorni prima, alla stazione centrale del lido di Ostia.

Altre testate riportano invece la notizia con più cautela. Vengono riportate le dichiarazioni dei carabinieri che hanno fermato i responsabili e sono intenti ad indagare sul fatto. Non viene escluso il movente razzista, ma è una pista che si sceglie di non seguire, perché ascoltando presenti e interessati pare che il tutto sia nato come tentativo di rapina della valigia dei malcapitati. Ed in quella direzione, infatti, si procede, aprendo un procedimento per tentata rapina.

Al netto di allarmismi e isterismi vari, degni delle peggiori inchieste dell’Espresso, appare più facile farsi un’idea. Noi ci siamo presi la briga di farci tradurre le parole pronunciate in cui, si, viene detto “Sono fascista e ti ammazzo”, insieme a una lunga serie di epiteti poco edificanti. La dinamica però appare più inerente al degrado e al dilagare della microcriminalità. I due si è appreso essere totalmente ubriachi e intenti, appunto, a disturbare non solo il passeggero ma anche altri malcapitati
alla stazione Eur Magliana. L’aggressione, invece, pare tutta finalizzata al furto del bagaglio, poiché pare che i due volessero indurre la loro vittima a uscire fuori dal vagone.

Un atto criminale, quindi, in cui la componente politica non predomina, stando alla logica dei fatti e alle dichiarazioni dei carabinieri, ma che è saltata fuori prepotentemente, prima come fatto interno e poi come dibattito internazionale. Avendo fatto il giro d’Europa, infatti, la notizia si è diffusa anche fra i connazionali dei due e fra gli utenti russi. Lo scontro così si è acceso fra i due gruppi ed è inevitabilmente ricaduto sulla questione del conflitto che ancora vive alle porte d’Europa.

“Sono ucraini, allontanati dal tuo paese questa merda.”, commenta un utente russo. E subito dopo rincara la dose: “hanno ovunque <<la mano del Cremlino>> i diavoli che sono bzdâtdi essere responsabili delle loro azioni.” Purtroppo la traduzione lascia fortemente a desiderare, poiché ci siamo affidati al servizio automatico che offre Facebook e che consente di tradurre immediatamente post in altre lingue. Ma il senso e il significato dei commenti appaiono piuttosto chiari.

“Scusi quarta volta che pubblichi post, che interesse hai?”, domanda stavolta un utente ucraino in lingua italiana. E poi “Smetta di fare propaganda anti-Ucraina”, risponde all’ennesimo post russo-fono contro la nazione. “Sono ucraini…bastardi!”, rincara la dose un utente moscovita. “Ora potete vedere che nessuno offende gli ucraini, ne la Russia ne nessun altro. Loro si offendono da soli e offendono chi li circonda perché non hanno cervello ne cultura.” Un solo commento che racchiude, in sé stesso, il perché di questi accesi dibattiti che la notizia ha scatenato sul web.

Alla velocità della luce, quindi, il video di una aggressione ha fatto dapprima gridare all’allarme interno, per poi cadere in questioni ben più lontane da noi, eppure relativamente molto vicine. Un effetto che ci ricorda come nell’epoca moderna fatti e accadimenti vengono strumentalizzati per sostenere le cause, sostituendo a volte il buon senso e le idee che dovrebbero reggere l’atto dello schierarsi.

Senza entrare nel merito delle diatribe accese, poiché non vi è alcun merito in cui entrare rispetto a una notizia del genere, ci limitiamo a registrare come l’attenzione sia stata deviata dal fatto in sé e si sia diretta verso ogni possibile direzione tranne che in quella giusta: il problema della sicurezza.

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