Lezioni di manipolazione mediatica italo-americana

di Alessio Valente

“Trump revoca accesso alla Casa Bianca a giornalista Cnn”, “Trump al giornalista “sei un nemico del popolo, vergognati”. Così titolano alcuni quotidiani italiani, riportando la notizia di un diverbio avvenuto fra il presidente statunitense e il giornalista della Cnn Jim Acosta durante la conferenza stampa per le elezioni di mezzo termine.

Anticipiamo già che per questa volta, il premio alla disinformazione lo vince LaPresse, che pubblica un video di trenta secondi, tagliando tutto il resto della scena, parlando solo degli insulti che Trump avrebbe rivolto al giornalista. Altre testate riportano la notizia più o meno allo stesso modo, focalizzando l’attenzione sugli attacchi del presidente e, come fa Tpi, omettendo, nel titolo, anche parti importanti delle parole utilizzate. Così l’affermazione “Quando riportate fake news siete nemici del popolo” diventa un semplice e più rude “sei un nemico del popolo”.

Inutile dire che guardando il video per intero ci si accorge che il fatto è assai meno eccezionale di come lo si vuole dipingere. La domanda di Acosta era incentrata sul fenomeno immigrazione e sul fatto che sia stato dipinto come un’invasione. “Perché l’avete descritta in questo modo?”, chiede il giornalista. Rapida, secca e altrettanto pacifica la risposta del presidente: “Abbiamo opinioni diverse”. Acosta, però, rincara la dose, chiedendo il perché vengano demonizzati i migranti. “Io voglio farli arrivare qui, ma legalmente”, ribatte Trump, senza innervosirsi più di tanto come riportato dalla stampa.

“Lei dovrebbe occuparsi della Cnn e lasciare a me il compito di occuparmi del paese”, taglia corto Trump in seguito all’insistenza del giornalista. Ma Acosta non demorde e lancia un’ultima domanda, tentando il tutto per tutto per mettere in difficoltà il capo di Stato: “si sente preoccupato per il Russiagate?”. Trump risponde anche a questa domanda, liquidando con un “Non sono preoccupato di nulla poiché si tratta di un inganno”.

A questo punto la parola passerebbe ai numerosi altri giornalisti presenti, i quali avevano tenuto, per tutto il tempo, la mano alzata, in attesa di poter porre anch’essi le proprie domande. Acosta però aveva già impedito a una giovane stagista di recuperare il microfono da passare ai suoi colleghi, rifiutandosi di lasciarlo. A quel punto le esternazioni di Trump diventano più dure e tutte incentrate sulla maleducazione del reporter Cnn.

La notizia, ovviamente, fa il giro del mondo e viene “appesantita” dalla decisione di revocare il pass ad Acosta. Decisione sicuramente troppo avventata e giustificata da Sarah Sanders con una mai avvenuta aggressione fisica alla stagista. E questa forse sarebbe una vera notizia. C’ però un fatto particolare, che avveniva allo stesso tempo, passato decisamente troppo in sordina e forse ben più preoccupante del siparietto avvenuto alla Casa Bianca.

A casa di Tucker Carlson, giornalista e opinionista di Fox News, durante la sera si è presentata infatti una schiera di militanti anti-fascisti tutti intenti a sfondare la porta d’ingresso, urlando minacce come “Sappiamo dove dormi” e “Tucker Carlson, siamo fuori casa tua”.

La moglie del giornalista, sola in casa, dopo essersi chiusa in un ripostiglio ha chiamato il 911, pensando si trattasse di un tentativo di effrazione. “Voglio buttare una bomba in casa sua”, avrebbe detto anche una donna, secondo quanto riporta Fox News. L’accusa dei manifestanti, molto curiosamente, è quella secondo cui Carlson alimenterebbe la paura nel paese. Alcuni tweet ora rimossi rivendicavano il gesto e un video, ancora visionabile su Youtube, riporta l’accaduto.

Nulla di rilevante secondo i media italiani, che preferiscono descrivere il graduale disfacimento della democrazia americana parlando solo ed esclusivamente delle mosse della Casa Bianca e non del corto-circuito logico e umano che il popolo degli Stati Uniti sta vivendo. Forse sono riusciti più facilmente a identificarsi in un giornalista un po’ “rude e maleducato” che non vuole cedere il microfono piuttosto che in un giornalista che riceve un assalto sotto casa solo per aver espresso le proprie opinioni. Questione, forse, di attitudine.

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