1918-2018 l’importanza della memoria. Lettera di un ragazzo del ’99

1918- 2018: L’importanza della memoria in una società post-ideologica. Lettera di un ragazzo del 99′.
Di Andrea Romano

100 anni, più di 3 generazioni. In una società che alla fede e allo spirito ha preferito il gusto dolce del consumo, sembra quasi impossibile avvicinare i giovani a una commemorazione ideologicamente lontana come il centenario della fine della grande guerra. Il milite ignoto, Caporetto, il Piave, il volo su Vienna, il sentimento anti-austriaco sono elementi che restano intrappolati dentro i libri di storia liceali, e che dovrebbero essere invece istituzioni, bandiere di un sacrario collettivo. Abbiamo poco in comune e di somigliante con i nostri trisavoli e bisnonni che facevano parte di quel leggendario battaglione al comando di Diaz e cantato da D’annunzio, i ragazzi del 99′. Obiettivi, sfide e necessità sono cambiati. Se loro erano chiamati a correre alle armi, noi diciottenni di oggi, noi ragazzi del 99′, abbiamo un compito meno pericoloso ma altrettanto difficile: mantenere in vita il ricordo.

A che scopo?
Rievocare quei sentimenti ormai svaniti, quelle immagini di gloria e di sangue ci lega in maniera indissolubile al nostro passato che dobbiamo guardare con ammirazione e spirito critico, di cui dobbiamo conoscere le gesta e gli errori. Un passato che contribuisca a formare nelle nostre coscienze un’ identità nazionale imprescindibile per poter comprendere e praticare la politica secondo i valori e il rispetto della nostra tradizione italiana ed europea.

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