Virginia Raggi chiude i locali dell’associazione dei Fratelli Mattei

Virginia Raggi, lo sfratto dell’associazione Fratelli Mattei e il suo antifascismo folle.
Di Federica Ciampa

Da quando Virginia Raggi è al governo della Capitale non ha fatto altro – come, peraltro, dimostrano chiaramente le condizioni in cui versa Roma – che sbandierare in modo ossessivo-compulsivo e, di conseguenza, patologico il suo antifascismo.

Dopo lo sgombero della storica sezione del Movimento Sociale a Colle Oppio, a causa di una presunta morosità, dopo il rifiuto ad intitolare una via a Giorgio Almirante, nonostante la stessa giunta pentastellata avesse votato a favore, dopo le minacce di sgomberare Casapound, anche a seguito dei controlli della Guardia di Finanza regolarmente effettuati, i romani, forse, pensavano che a questa storia dell’antifascismo tout court del loro sindaco si potesse mettere la parola “fine”. Pensavano male.

Lo scorso 8 novembre il Comune di Roma ha eseguito lo sfratto e fatto chiudere i locali dell’Associazione Fratelli Mattei, dando anche una giustificazione a questo gesto: l’associazione avrebbe, infatti, un debito di circa 200mila euro di affitti non pagati e, di conseguenza, si tratterebbe di un provvedimento amministrativo obbligato. Tuttavia, la situazione non è esattamente questa, come spiegano in una nota Lucia e Giampaolo Mattei:

«Questa mattina verso le 9 – si legge – le forze dell’ordine hanno dato esecuzione allo sfratto esecutivo e alla chiusura dei locali dell’Associazione. Dopo anni di promesse alla nostra richiesta di un contratto di affitto regolare e non la semplice determina-delibera, al fine di poter espletare appieno le nostre attività sociali ai sensi dei regolamenti sull’associazionismo e un percorso sulla memoria degli anni di piombo, escludendo assolutamente qualsiasi situazione e pratica politica come da statuto, oggi chiudiamo. Ciò che fa male è la nostra ingenuità nel credere alle istituzioni democratiche e alle promesse di un sindaco che per ben 5 anni ha governato questa città e che ci ha sempre promesso che avrebbe formalizzato il contratto di affitto consegnando definitivamente una casa della memoria a Stefano e Virgilio Mattei. Negli anni abbiamo sperato nelle promesse fatte – aggiungono – e alla sua disponibilità nel trovare una soluzione che ci rinnovava durante le ricorrenze o gli eventi organizzati sulla memoria. Spero però che questa amministrazione comunale, sino a ora sorda a qualsiasi tipo di dialogo con la nostra associazione, possa trovare una soluzione definitiva per riconsegnare definitivamente e legalmente questi locali.»

Nel 2007 il sindaco Walter Veltroni – non un sindaco fascista, quindi – aveva, infatti, assegnato con una delibera uno spazio, situato nel quartiere Marconi, a Lucia e Giampaolo Mattei, affinché potessero costruire, attraverso le iniziative portate avanti dalla loro associazione, una memoria condivisa sui cosiddetti “anni di piombo”, prendendo come punto di riferimento la brutale vicenda dei loro fratelli, Viriglio e Stefano: i due, rispettivamente di 10 e 22 anni, morirono nel noto “rogo di Primavalle”, appiccato dolosamente alla loro casa, nell’aprile del 1973, da tre militanti di Potere operaio. Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo, nonostante la condanna a 18 anni di reclusione per omicidio colposo, mai integralmente scontati, godono ora come allora della solidarietà di certa umana e tollerante sinistra al cashmere, la quale, con determinati atteggiamenti, continua ad aprire ferite ancora non del tutto chiuse.

Dunque, ancora una volta, uno schiaffo alle vittime di quei dolorosi anni, appartenenti ad una certa parte politica. Ci sono, di fatto, un antifascismo isterico, ingiustificato, fuori dal tempo e dalla logica ed un’indifferenza ottusa, impietosa e crudele, celati dietro una presunta lotta per la legalità, che guidano l’amministrazione di Roma. E i risultati si vedono.

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