“Sì Tav” in piazza: il M5S torinese è la nuova sinistra radicale?

di Lorenzo Stella.

La resistenza alla tecnologia è uno dei vari vizi in cui incorrono vecchi, conservatori e chi vuole mantenere uno status quo. Sembra quindi una visione straordinariamente incoerente quella del nuovissimo, anti casta e ultra progressista MoVimento 5 Stelle di Torino che decide di schierarsi contro il TAV – perché si dice IL TAV, non la TAV, mettetevelo bene in testa. In due anni e mezzo di amministrazione, la stessa che annunciava una guerra spietata per il registro delle coppie omosessuali, quella dell’LGBT prima di tutto, quella dell’annullamento totale degli eventi culturali che da anni erano uno dei pochi fiori all’occhiello di Torino, la Appendino ha sempre fatto dell’innovazione tecnologica uno dei suoi punti di forza, eppure del TAV non ne vuole sentir parlare nonostante non si tratti solo di un avanzatissimo collegamento europeo, ma anche di un’opera in grado di generare introiti e migliaia di posti di lavoro. Non serve essere la Signora in Giallo – epiteto caro al primo cittadino torinese – per capire che dietro questa strategia si celano ben altre questioni, ma, come nelle più classiche delle storie torinesi, le cose si sanno ma non si dicono perché non sta bene. Non è un mistero infatti che una grossa fetta dei militanti pentastellati piemontesi siano gli stessi attori delle feroci proteste dei NO TAV che, nelle loro frange più violente, non sono nient’altro che il braccio armato della sinistra antagonista torinese allevata e cresciuta nella casa rossa di Corso Regina altrimenti nota come Askatasuna, uno dei centri sociali di riferimento per tutto il nord Italia. All’ombra della Mole si sussurra anche che buona parte di chi oggi amministra Torino abbia frequentato certi ambienti in giovane, e meno giovane, età. I conti sono presto fatti dunque, tranne che per un piccolo dettaglio: gli antagonisti piemontesi sono sempre stati legati alla sinistra radicale e, fino all’epoca di Chiamparino sindaco, nessuno aveva mai osato rompere il connubio. In piazza Castello, a manifestare a favore del SI al TAV, c’era anche il PD. Cosa ci facevano i democratici al fianco di gente a loro poco affine come il duo d’azione della destra torinese Marrone & Montaruli, da tempo promotori di un referendum a proposito dell’alta velocità? Dopo le elezioni amministrative che hanno visto la vittoria del MoVimento, il sodalizio si è spezzato: gli antagonisti non solo hanno visto accolte in pieno tutte le loro istanze in precedenza snobbate e smussate dalla sinistra storica torinese, ma hanno anche visto diversi dei loro storici capetti finire nel gabinetto della Appendino. Questo spostamento dell’asse antagonista ha ulteriormente accelerato il processo di restyling dei democratici torinesi. I massimi dirigenti, dopo le mazzate subite alle urne, hanno così iniziato il processo di restaurazione che, se inizialmente si era limitato ad una corte spietata nei confronti dei giovani startupper e della alla Torino bene, ha raggiunto il suo culmine con la manifestazione di sabato in vista delle elezioni regionali in programma fra sei mesi. Quanto sta accadendo a Torino potrebbe quindi essere l’anteprima di un nuovo assetto politico nazionale con la sinistra radicale schierata col MoVimento e un definitivo tramonto della sinistra come la conosciamo da oltre 70 anni?

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