Excelsior! – La Marvel piange Stan Lee

di Manuel Massimiliano La Placa.

È mancato ieri a Los Angeles, all’età di novantacinque anni, Stanley Martin Lieber meglio noto come Stan Lee, innegabilmente un secondo padre per intere generazioni cresciute in tutto il mondo nel culto artistico da lui costruito sin dalle fondamenta.

Nato il 28 dicembre del 1922 a New York, sin da ragazzo muove i primi passi nell’editoria fumettistica come addetto alle copie e successivamente, all’inizio degli anni ’40, inizia a firmare i suoi primi lavori riempitivi sui numeri di Captain America per l’allora Timely Comics.
Le sue qualità emergono in breve tempo e gli viene offerto l’incarico di sceneggiatore che gli consente di ampliare le proprie vedute ed accrescere le proprie doti di scrittura.
Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale viene chiamato alle armi e partecipa attivamente negli scenari bellici, esperienza che lo segnerà e che ricorrerà, inevitabilmente, anche all’interno delle sue creazioni.
Tuttavia, il rientro in patria non è così piacevole: il mercato del fumetto subisce una flessione netta ed inizia a dubitare del proprio futuro nel settore.
All’epoca è la leggendaria DC Comics a farla da padrone con personaggi del calibro di Batman, Wonder Woman, Flash, Superman Lanterna Verde.
Nel frattempo, la Timely Comics viene rilevata dall’editore Martin Goodman che ne cambia il nome di testata in Marvel Comics: l’obiettivo diventa quello di costruire un ciclo di storie e di eroi duraturo, che si distingua dal taglio serioso, smaccatamente epico, impenetrabile e a tratti cupo del marchio DC.
È proprio all’interno di questa strategia che La casa delle idee decide di puntare fortemente su Stan Lee il quale, rinvigorito e libero di esprimersi, si circonda di una squadra assieme alla quale dare alla luce quello che passerà alla storia come l’Universo Marvel.
Durante tutti gli anni ’60 il sodalizio con Jack Kirby è capace di regalare alle stampe I Fantastici Quattro, Hulk, Thor nonché Iron Man e, soprattutto, gli X-Men.
Il ritratto del nuovo supereroe targato Marvel è, prima di tutto, umano: all’immagine granitica e necessariamente invincibile viene preferita una descrizione fatta di tormenti interiori, pulsioni e sentimenti palpabili spesso oscillanti tra bene e male non sempre capaci di seguire una linea ben definita.
L’interiorizzazione dei personaggi, nella quale i lettori sin da subito riescono ad immedesimarsi in prima persona, diventa il tratto distintivo di casa Marvel.
Stan Lee diventa sempre di più l’uomo immagine della casa editrice e acquista una fama internazionale.
Una menzione a parte va riservata alla creazione dell’Uomo Ragno (Spider-Man) che si colloca sempre nella prolifica parentesi dei primi anni ’60, in questo caso lanciato dalla mente di Lee e dalle chine di Steve Ditko: apparso per la prima volta all’interno della serie Amazing Fantasy, la breve storia di Peter Parker riscuote un successo così grande da vedersi riservare uno spazio tutto proprio denominato The Amazing Spider-Man.
Il resto è ormai consegnato alla leggenda.
Contemporaneamente, con The Avengers, torna in auge anche Captain America, seguito da Daredevil, Vedova Nera, Occhio di Falco e molti, moltissimi altri.
Superata una ulteriore crisi di vendite agli inizi degli anni ’70, periodo in cui la Marvel decide temporaneamente di virare su nuovo progetti editoriali, Lee decide di lasciare il ruolo di sceneggiatore per occuparsi di incarichi rappresentativi, iniziando a supervisionare progetti televisivi, musicali e cinemeatografici.
Ad inizio anni ’90 inizia la collaborazione tra Marvel e Disney, culminata nel 2009 con l’acquisizione da parte di quest’ultima, per una cifra pari a quattro miliardi di dollari, della controllante Marvel Entertainment.
Proprio in seno al definitivo sbarco del mondo del fumetto in quello del cinema, Stan Lee acquisisce e mantiene fino alla scomparsa un ruolo di primo piano.
Sono notissimi, infatti, i suoi cameo in praticamente tutte le produzioni legate ai suoi personaggi che sono approdate sul grande schermo negli ultimi vent’anni: la trilogia di Spider-Man di Sam Raimi, i Fantastici Quattro, i vari capitoli dedicati ad Iron Man, Thor, Captain America sino ad arrivare alle pellicole più recenti.
Apparizioni sempre particolari, goliardiche e sorridenti, attesissime da tutti gli affezionati lettori ed assidui frequentatori dei cinema.
Un tocco abitudinario in più che, purtroppo, da adesso in poi mancherà.
Stan Lee è diventato un monolite imprescindibile per la cultura fumettistica e cinematografica a cavallo tra due secoli.
Maestro e creatore di un pantheon di supereroi che, in un modo o nell’altro, hanno segnato la vita di tanti bambini, adolescenti ed adulti in tutto il mondo.
Eroi tanto umani e fragili quanto inafferrabili, capaci ancora oggi di emozionare e di farsi intravedere, magari con la coda dell’occhio della fantasia, in cima a qualche grattacielo, pronti a sbucare da qualche sotteraneo o a piombare da un universo parallelo oppure, ancora, a volteggiare nei cieli aggrappati ad una ragnatela.

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