Su di un diverso concetto d’Europa

di Pasquale Ferraro.

Nel suo “La ricerca dell’Ideale” Isaiah Berlin identifica come fattori determinanti che hanno contribuito a forgiare la storia umana, da una parte lo sviluppo delle scienze e della tecnologia , dall’altra parte le grandi tempeste ideologiche: eventi come la rivoluzione francese o quella russa, di una portata tale da destabilizzare e alterare l’esistenza umana.
Il nostro secolo, quello in cui oggi viviamo, figlio di quel secolo sorto dai grandi mutamenti ideali, e che si è aperto in un fosco orizzonte: con il pericolo del terrorismo, la minaccia alla sicurezza dei singoli cittadini, e la grande crisi economica, che sorta negli Stati Uniti attraverso i ritmi e le dinamiche connesse alla globalizzazione si è riversata nel cuore dell’Europa. L’Europa sin dalla sua nascita è stata concepita e riconosciuta come una garanzia alla stabilità e alla pacifica cooperazione fra gli stati, ponendo fine alla sequela infinita di conflitti che hanno insanguinato l’Europa stessa. L’idea di concepire un integrazione ed una cooperazione si è sin da subito posto come pilastro fondamentale e intangibile per il futuro del continente. In questo processo l’Italia si mosse prima di tutti nel progresso dell’idea europeo, talvolta andando oltre il dovuto e ponendosi in posizione antitetiche ai propri interessi, nell’ottica di un fine più alto e di un progetto più ambizioso.
L’Europa degli ideali, di pace e prosperità, di crescita e di sviluppo, inalterati nel corso dei decenni si sono scontrati negli anni bui della crisi contro la cruda realtà della struttura stessa dell’Unione.
In questi anni in cui non l’ideale europeo, ma l’Unione Europea ha vacillato e vacilla, ciò che si è manifestato con forza è la difficoltà a conciliare le differenze fra gli Stati membri. L’appiattimento fra Europa ed Eurozona non ha certo giovato ad uno sviluppo sereno di una discussione, attenta e minuziosa sul futuro del processo europeo.
Le proposte e i propositi talvolta appaiono, francamente, slegati dalla realtà storica, unica matrice di analisi e di comparazione in grado di fornire dati attendibili sui cui valutare con attenzione, interventi e iniziative. Si è parlato in questi anni di Stati Uniti d’Europa: se questo è il progetto, allora non può che considerarsi fallito prima di essere posto in essere. L’Europa non può essere assimilata agli Stati Uniti, l’Europa ha una storia, un processo di sviluppo, lungo, fatto di lotte, conquiste, sangue, rivalità e diffidenze che ancora oggi appaiono nella loro pienezza. L’Europa deve uscire dal velo dell’Utopia, deve venir fuori dal quel concetto secondo cui gli Stati nazionali devono rinunciare alle loro pretese, non è togliendo libertà che si raggiungono i risultati. Non si può dire “ rinunciate alle vostre pretese, per costruire il futuro comune”. Perché nessuno, eccetto i folli e gli ignoranti, rinuncerebbero e sacrificherebbero con un atto burocratico, l’oggetto di tanto sacrificio, di lotte, di sogni e di ambizioni, la libertà degli Stati Nazionali. Noi stessi come Italiani come potremmo considerarci in pace con la nostra coscienza storica e politica, se rinunciassimo a quella libertà “politica” che tanto abbiamo agognato e per cui tanti hanno sacrificato la propria esistenza. Il prezzo della Libertà è stato pagato appieno. Troppe sono le differenze, storiche, sociali, culturali e politiche, oltre che economiche fra i paesi che compongono l’Unione e quelli che pur facendo parte dell’Europa in senso geografico non si sono mai avvicinati al processo europeo, oppure ne hanno abbandonato l’ambizione.
Dobbiamo essere, franchi e onesti verso noi stessi, l’Europa in questi anni, no ha dato un immagine lusinghiera di sé: i movimenti populisti non sono la causa della crisi d’opinione verso l’Unione, ma semmai ne sono l’effetto. L’Europa è concepita dalla maggior parte dei cittadini come un oppressione, un ente di costrizione contrario agli interessi dei singoli.
Il processo Europeo in questi anni è stato eccessivamente caricato di ambizioni difficili perché contrarie alla storia, e piaccia o no ad alcuni, ma ciò che non segue il percorso della storia si vota necessariamente al fallimento.
L’Europa non deve essere concepita e propagandata come l’Antistato nazionale, ma deve essere intesa come luogo di dialogo, in cui le diversità trovino spazio e nessuna cultura subisca l’appiattimento. L’Europa deve orgogliosamente affermare le proprie origini Cristiano-giudaiche, senza il timore, la paura che la cultura di quello che oggi definiamo politically correct, stizzisca il naso. L’Europa deve la sua natura anche e soprattutto alle lotte per difendere i valori e la cultura occidentale di cui dovrebbe difenderne i capisaldi, ed invece si è preferito in questi anni seguire le mode del tempo piuttosto che difendere le proprie tradizioni.
L’Europa delle Nazioni è ciò che dobbiamo contrapporre all’Europa degli appiattimenti, delle fusioni e delle violazioni storiche e culturali. L’Europa della cooperazione opposta all’Europa delle imposizioni. Le Nazioni sono la base su cui il processo europeo deve proseguire il suo cammino, sui cui forgiare il proprio avvenire. Bisogna ascoltare e comprendere quelle che sono le dinamiche e le istanze che i cittadini sollevano. Se si vorrà continuare a far prevalere l’Europa dei salotti, delle Circolari vincolanti e fuori dalle logiche, l’anima tecnocrate e burocratica, allora il processo europeo proseguirà forse per inerzia, ma la prospettiva europea subirà una battuta d’arresto difficilmente sanabile. Per far nascere la concezione europea bisogna che questa sorga nelle coscienze, che l’Europa torni ad essere vista come un’ opportunità, non come un ostacolo.
Ciò avverrà solamente se il processo europeo sorgerà come arricchimento e opportunità per ogni nazione, e non come contrapposizione agli stati nazionali. Piaccia o no ad alcuni alfieri dell’europeismo estremo, i quali sono il primo ostacolo per l’Europa, ma lo spirito nazionale, il valore della nazione avrà sempre un carico politico e morale tale che le istituzioni Europee non avranno mai.
In questo binomio, sta il futuro, la domanda politica a cui solo la politica nel suo significato più alto può dare risposte. La politica delle idee, opposta alle dinamiche burocratiche che hanno in questi anni impedito lo sviluppo europeo.

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