Cosa diventa il politico per una manciata di like

di Vittoria Farnese

Avrei proprio voluto immaginarmelo Giorgio Almirante in sella ad una ruspa per difendere gli interessi nazionali e i principi della destra.
Sarebbe stato senz’altro vittima di derisioni e prese in giro da parte dei suoi contemporanei, perdendo nel giro di mezz’ora la sua dignità politica, proprio lui che con tanto impegno si mostrava guida.
Mi perdoneranno i fratelli d’Italia per aver usato una foto della loro leader come copertina per questo pezzo, dopotutto avrei avuto l’imbarazzo della scelta tra Salvini, Fitto, Berlusconi e quant’altro.
Di certo – chi più e chi meno, ha toccato al meglio la rappresentazione del dibattito politico povero e senza più contenuti, ma soprattutto ha dato peso ad una componente che una volta si preferiva ignorare: la mediocrità della massa.
Adesso, non mi si venga a dire che questo sia un articolo con lo scopo di esaltare coloro che si definiscono anti-populisti, non è assolutamente questo e ci tengo a chiarirlo prima che tale fraintendimento possa toccare le corde di questo articolo.
Il linguaggio politico una volta – per quanto dovesse esser chiaro a tutti, incuteva un certo timore misto a venerazione nel popolo, il leader politico era padre e guida insieme, si viveva per un’idea e si cercava in questa una visione del mondo e della propria storia.
Dopo Tangentopoli (ma ancor prima per alcuni partiti) si è andati incontro a quel fenomeno di destrutturazione partitica che ha allontanato la base dal vertice, sino a creare l’estesa disillusione dove ogni politico viene visto come porco figlio dell’abitudine magnamagna.
E da qui arriviamo al centro del pezzo: non si può più guadagnare l’attenzione del popolo attraverso temi e contenuti, si passa alla mediocrità per piacere a tutti.
Dunque va bene pubblicare una foto di una ruspa, gattini, il gelato gustato a Bisceglie, il volto stanco post-jogging e se la propria ex ci rende ancor più noti con una foto post-coito, ancora meglio!
Non meravigliamoci più di questo linguaggio, ma al tempo stesso alcuni fantomatici leader non si meravigliassero se una base più attenta ai contenuti non li guardasse tanto diversamente dal Paolo Bonolis di turno.
La politica deve essere anche dignità, altrimenti il gioco non vale la candela.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *