Quella violenza a sinistra tollerata: opposizione e opportunismo?

di Alessia Di Terlizzi

Uno tra gli avvenimenti più in risalto degli ultimi giorni è il “No Salvini day”, sciopero studentesco del 16 Novembre organizzato per esprimere disaccordo con le politiche del vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, da tempo al centro di polemiche e atti vandalici propagati da personaggi sinistroidi e dai rinomati centri “a-sociali”.
Ciò che sconcerta è vedere le modalità con cui questa manifestazione si è svolta, le azioni e i toni violenti dei partecipanti, i quali, hanno bruciato le bandiere della lega e impiccato un fantoccio con il volto del leader, proprio per far riferimento alla tragica fine del Duce nell’Aprile del ’45.
La perplessità è come può il governo dare ascolto alle esigenze di una massa di giovani senza identità, che dicono di voler difendere la nostra democrazia in maniera evidentemente antitetica, seminando odio e terrore nelle città?
Lo studio e la cultura sono le armi per fare opposizione in maniera costruttiva, perché in fin dei conti chiunque è libero di pensarla diversamente. Ma soprattutto devono esserci coerenza e lealtà, cioè bisogna essere in grado di attestare che negli ultimi tempi l’Italia sta facendo passi da gigante.
Effettivamente il buon operato della Lega non può per nessun motivo esser messo in discussione: l’unico governo italiano che in soli sei mesi ha dato più sicurezza ai nostri paesi con l’assunzione di nuovi agenti delle forze dell’ordine, ha evitato l’aumento della benzina e soprattutto ha messo fine al business dell’immigrazione clandestina. Le ultime dichiarazioni della Bonino e della Fedeli hanno confermato che “durante il governo Renzi si decise, con un accordo segreto con l’Europa, che gli sbarchi di migranti avvenissero tutti in Italia in cambio della flessibilità sui conti”, accordo che Renzi ha sempre negato affermando che “in Europa ognuno deve fare ciò che gli spetta e non c’è un paese che deve portare il fardello” , dimostrando che nel suo operato non c’era assolutamente nulla di umanitario e collocandosi anch’egli nella rubrica di chi “predica bene e razzola male” ai danni del popolo italiano, dando il via ad un processo di risoluzione grazie al quale oggi Salvini viene definito razzista solo perché è riuscito a mettere ordine e a riequilibrare la situazione.
E allora, se la partigianeria ci fa abbandonare l’onestà intellettuale, se ci opponiamo a quello che i nostri avversari dicono o fanno semplicemente perché viene detto o fatto da loro, diventiamo dei semplici opportunisti politici, che sperano nelle cattive notizie perché sono buone per il nostro investimento politico.

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