Codreanu per mille anni: a Milano si ricorda il giovane martire

di Tommaso de Brabant

Le gloriose Edizioni Ritter di via Maiocchi a Milano, stella fissa nella galassia dell’ultradestra milanese, ha pensato bene di organizzare un evento in grande stile per l’80imo anniversario del martirio di Corneliu Zelea Codreanu, figura centrale del fascismo rumeno (e di quello europeo), la cui testimonianza è tuttora diffusa in Italia da librerie coraggiose come appunto la Ritter di Marco Battarra.
L’evento ha coinvolto ben tre organizzazioni: hanno partecipato il Cuib d’Avanguardia e Ordine Futuro, mentre le Edizioni di Ar lo hanno patrocinato.
Moderatore dell’incontro è stato Lorenzo Nicola Roselli, del Cuib,
organizzazione studentesca della Cattolica di Milano, che ha presentato Piergiorgio Seveso di Radio Spada, Fabrizio Fiorini della rivista L’Uomo Libero e il professor Claudio Mutti, il massimo esegeta e divulgatore italiano delle opere del capitano Codreanu e degli studi su di lui, la Legione dell’Arcangelo Michele e la Guardia di Ferro.
Roselli ha cominciato dichiarando che sarebbe stato inflessibile riguardo i tempi degli interventi dei tre relatori, assegnando al massimo venticinque minuti ciascuno; Mutti ha però esteso il proprio intervento a quasi un’ora, senza che nessuno osasse interrompere la sua graditissima e autorevole relazione.
Mutti ha raccontato dei suoi dialoghi con la vedova di Codreanu, dell’intuito quasi magico che guidava le scelte del capitano, e delle testimonianze dei giornalisti italiani.
Montanelli in più articoli raccontò del suo incontro con il titanico Corneliu;
parecchi mesi dopo il suo martirio, raccontò con rimpianto la sua lotta con i banchieri massoni che descrisse con una riprovazione anche fisica tanto contrastante con la sua magnificazione dell’angelico legionario. Quando Mutti, anni dopo, gli chiese il permesso di riportare gli scritti dell’Indro nazionale in una delle sue prime pubblicazioni su capitanul, il principe dei giornalisti, ormai convertito alla causa sionista (non sapendo perdonare ai palestinesi di essere poveri – e non volendo diventare come loro), si schermò paventando problemi legali dovuti alla detenzione da parte di Rizzoli dei diritti sugli articoli.
Nonostante due suoi redattori disturbassero il pubblico borbottando battutacce banalissime, Fiorini ha rammentato l’importanza dei precetti di
Codreanu non soltanto nella lotta politica “alta”, ma negli aspetti più umili e comuni della militanza: la puntualità, la cordialità verso i camerati, la cura del proprio aspetto… insomma la semplice educazione.
Fiorini ha rammentato di quando, parlando a Rutilio Sermonti della sua preoccupazione per le figlie, bambine condannate a vivere in un mondo sempre più inquinato dalla decadenza mondialista, il compianto camerata gli consigliava di salvarle educandole alla bellezza.
È chiaro che l’esempio di Codreanu resta un validissimo baluardo contro la bruttezza del mondo moderno: il fulgore del suo spirito, della sua forza, del suo sacrificio, della sua fedeltà all’Idea a distanza di decenni si staglia contro il grigiore delle bandieruole arcobaleno, il tedio del pensiero unico, la speculazione dei trafficanti di migranti, i baracconi LGQBT, l’idiozia devastante e inaccettabile della
legalizzazione delle droghe.
Seveso ha infine parlato del lirismo della figura di Codreanu, e delle poesie da lui ispirate – con l’entusiasta supporto filologico di Mutti.
Un incontro importante, che onora l’indispensabile impegno a seguire l’esempio per essere esempio.

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