La generazione fallita

di Vanessa Combattelli

E’ come un mobile vecchio che resta nella stanza accompagnato da quello nuovo – giacché si è imparato a non sprecare e a non dare nulla per scontato, l’amara consapevolezza che il domani è più incerto man mano che si avvicina, il continuo guardarsi indietro figli di una nostalgia prestabilita, al tempo stesso fermi nel tempo a momenti migliori.
E’ la generazione nata a scoppio ritardato dal boom economico, quelli troppo giovani per vivere il sessantotto, ma abbastanza vecchi per ricordare i lustri della Prima Repubblica.
I fratelli minori – o persino figli, dei baby boomers, i genitori – o fratelli maggiori, dei millenials.
Ve li presento come generazione fallita non perché loro siano dei falliti, ma poiché rappresentano senz’altro il bacio tra due fallimenti diversi: lo start again del dopo guerra e l’influenza di valori faziosamente sbagliati imposti dalla rivoluzione culturale del 1968.
E’ la generazione delle generazioni, ha vissuto ogni tipo di delusione che la nostra epoca ha saputo regalargli nel peggiore dei modi: la caduta dell’ottimismo dovuto alla crescita economica post 1950, l’ascesa di un’illusione di carta che ha invertito i ruoli senza modificare l’assetto dei giochi di potere imposti, la bellezza ed incertezza degli anni ’80, l’incredibile forza e declino di tutte le ideologie.
Sicché gli anni di Piombo hanno enfatizzato ogni tipo di politica imposta a religione, poiché non è stata neanche la Seconda Guerra Mondiale a condurre nell’esaltazione estrema e pericolosa di quella che oggi chiamiamo ideologia, tanto è vero questa ha trovato filo conduttore esattamente nell’esplodere del terrorismo nero e rosso.
Ed è stato dunque questo l’ennesimo e vissuto battesimo di disillusione e violenza a cui la generazione fallita ha assistito, chi era troppo giovane per capire ne è comunque stato involontariamente – ed indirettamente, influenzato, così negli anni a venire la coscienza aveva una base già costruita, svoltasi tutta nell’arco di un’adolescenza burrascosa.
E da una parte vi erano gli estremi, coloro che vi ho citato per primi: i baby boomers – i sessantottini grandi e cresciuti, e i più grandi ancora – formati dal dramma delle guerre, che portavano addosso un profumo distinto rispetto agli altri citati.
Bisogna dunque seguire il contesto sociale, culturale e politico nel quale loro sono cresciuti per poterli comprendere, giacché il loro percorso di crescita risulta essere differente da quello intrapreso dai loro compari di fede e sangue, nonostante presenti negli stessi anni.
Con l’avvento del nuovo millennio, l’inizio ancor più pesante e violento di un cambio eventi (Tangentopoli, nuove figure politiche, destrutturazione partitica seguita dal declino definitivo delle ideologie come erano intese allora) ha condotto questa generazione a costruire famiglie, nel disordine ancor più grande tra speranza e paura: sicché gli impulsi ricevuti nella loro formazione incidono ancora nel loro percorso, un eterno chiedersi quando ci si può lasciare andare, consapevole che la risposta risulta mai.
Conserveranno quindi ciò che hanno guadagnato e lo terranno con attenzione, al tempo stesso seguiranno ad osservare che i tempi assumono una velocità incontrollabile, cercando di mantenere la bellezza delle cose semplici e appena scoperte.

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