Anche la Spagna si prepara a svoltare a destra

Di Edoardo Bertuetti

Quella di domenica non può che essere definita una clamorosa sconfitta per la sinistra in Spagna. Dopo quarant’anni al governo in Andalusia infatti, il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) non ha i numeri per formare un nuovo governo. La candidata Susana Díaz, data in largo vantaggio da tutti i sondaggi, perde ben 14 seggi dalle ultime elezioni regionali del 2015, e neppure con l’aiuto della sinistra di Podemos può sperare di arrivare alla maggioranza per governare la comunità autonoma.

 

Quello che i sondaggi però non avevano previsto è il clamoroso successo di Vox, partito euroscettico di destra dato intorno al 5% la settimana prima del voto, che ha invece guadagnato ben 12 seggi e quasi l’11% del consenso popolare, entrando per la prima volta nel parlamento regionale andaluso. Nessuno si aspettava un risultato così positivo per il partito nato nel 2014, il cui candidato non aveva neppure avuto spazio nei dibattiti elettorali andati in onda sulle principali reti spagnole. “È la prima volta che un partito di ultradestra entra in un parlamento spagnolo dopo Franco”, commentano i quotidiani. Naturalmente non si sono fatte attendere le insurrezioni della sinistra che, a Roma come a Madrid, chiede ora ai cittadini di scendere in strada in nome di un fantomatico antifascismo. Ma d’altra parte sappiamo quali sono le reazioni dei radical-chic quando il popolo non vota come vogliono loro.

Buon risultato anche per Ciudadanos (21 seggi) e per il Partito Popolare di Pablo Casado, alla guida del PP da quattro mesi, complice di aver spostato a destra la linea del partito per il dopo-Rajoy.

Il risultato elettorale in Andalusia, regione più popolata della Spagna con otto milioni di abitanti e il tasso di disoccupazione più alto del Paese, quasi certamente avrà ripercussioni sul governo centrale. A Madrid infatti, dopo la sfiducia a Rajoy, il primo ministro socialista Pedro Sánchez è a capo di un governo di minoranza che gode dell’appoggio esterno di Podemos e vari gruppi indipendentisti. Da Siviglia arriva un segnale inequivocabile: la Spagna non ha apprezzato, tra le altre cose, le aperture del presidente del governo nei confronti dei movimenti che minacciano l’unità nazionale. Il risultato di questa domenica è chiaro: i cittadini vogliono un cambiamento. Ora l’unico governo possibile in Andalusia è quello di destra, che va dai liberali di Ciudadanos agli euroscettici di Vox passando per i Popolari arrivati secondi. Chiare le parole di Santiago Abascal, leader del partito di estrema destra, davanti ai risultati definitivi: “l’Andalusia indica la strada al Paese”. Una strada spianata per la destra spagnola, che si prepara alle europee dell’anno prossimo e alle politiche inevitabilmente sempre più vicine.

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