Senza attributi né ovaie: il gender fluid e le sue convinzioni

di Eugenio Spina

Solo a San Francisco, Londra o Parigi si è marciti tanto da ritenere un valore l’illusione di potersi assemblare un’identità a piacere, pretendendo di dichiararsi maschi o femmine a capriccio. Coloro ai quali ciò piacesse, obietterebbero: almeno qui siamo giunti un po’ più avanti. Lamenterebbero quanto le ultime teorie su sesso e genere non interessino abbastanza nemmeno ai partiti progressisti, che stanno comunque prendendo batoste. Secondo queste persone si starebbe facendo largo, in ambienti minoritari, solo una specie di timido femminismo. Di esso, giusto una minoranza riterrebbe inesistenti le identità sessuali. L’emancipazione dal concetto di genere non starebbe ancora diventando un valore occidentale.
Infatti. Lo sta già diventando quella dal sesso. Ne Il sesso della natura umana, Brunella Casalini cita: “Race, exactly like sex, is taken as an ‘immediate given’, a ‘sensible given’, ‘physical features’ belonging to a natural order. But what we believe to be a physical and direct perception is only a sophisticated and mytich construction, an ‘imaginary formation’, which reinterprets physical features (in themselves as neutral as any others, but marked by the social system) through the network of relationships in which they are perceived.”
Da più di vent’anni, col già udito eufemismo per ‘distruggere’, si vuol decostruire il sesso. Affinché gli umani, nascendo uguali gli uni agli altri, in quanto tutti fisicamente neutri, abbiano diritto di scegliere l’identità che desiderino – dal “continuum lungo il quale gli individui, sempre che non lo si impedisca loro, scorrono finché non trovano un punto d’approdo confortevole. Quale esso sia, dipende dal medesimo complesso di predisposizioni mentali e di causalità, nel processo di socializzazione che porta gli individui a scegliere una carriera, un’attività nel tempo libero, una religione.” Parole della biologa transgender Martine Rothblatt, risalenti al 1997.
La Casalini le riporta insieme alle repliche mosse loro, nel 2008, da Michela Marzano – “En relativisant à l’infini la sexualité et le genre (‘tout est possible’, ‘tout est bon’), [la théorie queer] encourage l’individualisme libérale”. Ma Il sesso della natura umana sembra proporsi comunque di “scardinare la plausibilità di un binarismo sessuale naturale che ancora resiste e sostiene molte ricerche scientifiche”. Le quali proseguono “ad affermare che il cervello umano si differenzia già nello stadio prenatale dello sviluppo nei maschi e nelle femmine per effetto di fattori ormonali”. Mentre per la Casalini, a suggerirci che le cose potrebbero “non essere così”, sarebbero “soggetti il cui sesso è tutt’altro che chiaro ed evidente”. Ad esempio i guevedoche dominicani. Hanno cromosomi XY, ma non l’enzima 5-alfa reduttasi, che converte il testosterone nel di-idrotestosterone. Perciò nascono con genitali esterni che sembrano femminili e sono educati come bambine – ma con la pubertà il testosterone inizia a funzionare correttamente. I testicoli scendono da quelle che parevano labbra, la voce si abbassa e ciò che sembrava un clitoride diventa il pene. L’autrice parla anche degli hijra dell’India. Custodi della fertilità, addestrati a canto, danza e musica, svolgono cerimonie di benedizione per i neonati. Non vengono chiamati né maschi né femmine – dopo esser stati castrati, durante un’iniziazione. La Casalini prende infine ad esempio le sorelle di chi, fino a qualche decennio fa, in Albania, fosse stato ucciso in una faida. Bambine che crescono come maschi e restano nubili, potendo godere dello status di uomo – ma chiamandosi vergini giurate.
Ora, le ovaie di una vergine giurata non sono neutre. Mantengono potenzialmente una funzione differente da quella dei testicoli di uno hijra prima di essere rimossi, o di un guevedoche dopo essersi sviluppati. La differenza di funzioni tra questi organi dà il sesso dell’organismo. Le vergini giurate sono, anche se allevate come maschi, femmine. Gli hijra, pur se evirati, maschi. I guevedoche, simili a femmine fino a quando, in ritardo per motivi di salute, crescono loro testicoli e pene, maschi, nati col cromosoma XY. L’autrice assume che il sesso di queste persone sia o resti ambiguo, per addurre questa pretesa ambiguità quasi a prova delle tesi sposate – inficiandole da sé, col manifesto dimorfismo tra gli individui considerati. Più che il loro sesso, “tutt’altro che chiaro ed evidente” appare il motivo per cui il suo Sesso della natura umana sia approdato in programma, all’Università di Bologna.

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