Legittima Difesa: sempre legittima?

di Nello Simonelli

La palla passa ai giovani su Instagram: 91% per il si

In un clima di perenne campagna elettorale e sondaggi, anche noi di Giovani a Destra abbiamo voluto effettuare il nostro, completamente spontaneo e su di un campione ridotto (100 votanti) ma eterogeneo per estrazione sociale e partito politico.

Unico elemento comune, il fattore età giovanile: si va dai 16 anni del votante fanciullo ai 32 del più anziano.

Quel che ne è venuto fuori è una plebiscito a favore di una difesa sempre legittima – 91 si – mentre la minoranza di no – 9 – è quasi impercettibile.

Analizziamo con ordine ed imparzialità le varie voci al riguardo.

In primis, vi è chi fa una considerazione basilare: io non posso subire un furto, a maggior ragione di dimensioni spropositate, dovendo subire anche conseguenze giuridiche per una mia reazione. Questo pensiero è riassunto da Marco L. “Non è concepibile che un individuo venga in casa mia, possa razziare tutti i miei averi e i miei ricordi, che sono la mia vita, e poi ne esca pulito. O che, addirittura, se gli accade qualcosa, ne devo pagare le conseguenze”.

A questo primo assunto, vale la risposta di Yonathan B. “Parlare di uccidere o ferire gravemente qualcuno con disinvoltura è paradossale: l’arma da fuoco come soluzione è una follia in un periodo in cui si esaspera qualsiasi cosa”.

Non importa quanto paradossale questo sia, ci sono degli interessi superiori perché, come afferma Alessandro F. “Nella mia casa c’è la mia famiglia, i miei genitori ed un domani i miei figli: non posso pensare a cosa rischio o meno, devo difendere ad ogni costo i miei cari, perché loro farebbero lo stesso”.

Nonostante questo, ciò sembra ancora eccessivo per Luciana S., che sostiene come “Non si possono liberalizzare le armi perché chi è fuori di testa rappresenta un pericolo per chiunque. Non si può essere sceriffi con la vita di altri, fosse anche di ladri”.

Perchè, però, doversi preoccupare di qualcuno che non si preoccupa minimamente del danno che ti sta recando con la sua azione? Così è per Michael C., per il quale“La dimora è sacra, chi la invade deve sapere che dall’altra parte della porta c’è qualcuno che rispetta la legge ed il prossimo: se non è interessato al fatto che gli sta infliggendo un danno psicologico e materiale, nel migliore dei casi, allora deve sapere che non sono interessato neanche io a ciò che può accadergli”.

Una visione, la sua, che fa porre a Valentina I. un quesito morale: Pur condividendo la necessità di doversi difendere in casa, non si rischierebbe di prestare terreno ad eventuali abusi?”.

In questa ottica mitigante si pone Lombardi D., per il quale “Bisogna potersi difendere nella propria dimora, chi entra senza invito, per farci del male, deve sapere a cosa va incontro. Però, qualora colto sul fatto, se scappa non si può sparare alle spalle: quello è un omicidio che nulla ha a che vedere con la difesa”.

La questione, insomma, si sposta dal lato puramente materiale ed ideologico a quello generalpreventivo di diritto penale.

A tal proposito, chiosa Fabiana L. “Se il ladro sa, come spesso accade, che la sanzione non viene quasi mai irrogata o che tornerà in libertà nell’arco di pochissimo, è portato a delinquere. E noi non possiamo subire le conseguenze di una legge che non è in grado di tutelare i deboli”.

Questione che viene ulteriormente approfondita da Alessandro D., per il quale “Ad oggi si vede l’introduzione notturna in casa da parte del ladro come violazione della proprietà privata e non come situazione di grave pericolo per la persona. Se si ribaltasse la visuale, non ci sarebbe nemmeno bisogno di tutte queste discussioni”.

Un punto di vista sinceramente interessante, che però non dirime una questione: le armi da fuoco devono essere liberalizzate, per favorire la possibilità di difesa? No, è questo è il pensiero di 84 dei 91 votanti si, riassunto da Martina F., per la quale “Se un ladro entra in casa mia, con l’obiettivo di sottrarmi tutti i risparmi di una vita o far male alla mia famiglia, devo tutelarmi, a condizione che l’arma sia regolarmente registrata, soprattutto perché oggi ci sentiamo scarsamente tutelati dallo Stato di fronte a queste ingiustizie”.

Nel tirare le somme, quindi, come possiamo riassumere un pensiero definitivo sulla questione? Forse la miglior summa la da Christian C.“Noi abbiamo diritto di doverci difendere ed è inconcepibile che chi si difende debba poi subire processi e pagare se, per paura, ha una reazione anche spropositata. In tutta questa situazione, la sconfitta è per lo Stato, che non riesce più a svolgere il suo ruolo di garante della sicurezza dei cittadini”.

Già.

Perchè noi possiamo anche difenderci e vincere la nostra personale battaglia.

Ma lo Stato, lui no…quella battaglia l’ha persa.

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