Lione: Gilet gialli. Il racconto

Di Lorenzo Stella 

Siamo davanti all’Hotel de Ville di Lione, la città è piena di turisti richiamati dalla celebre festa delle luci e dai mercatini di Natale. Lungo le vie della città transalpina si sente parlare quasi esclusivamente italiano: tanti piemontesi e lombardi hanno scelto di sfruttare la giornata per farsi una gita in Francia. Al momento della prenotazione, nessuno poteva sapere che si sarebbe trovato in uno dei centri nevralgici della protesta dei gilet gialli.

La mattinata, vista da semplici turisti, prometteva bene: pochi e sparuti gilet gialli si erano radunati in piazza Bellecour intenti a ridere e scherzare. Forse, intercettando qualche parola, avrebbero preferito essere a Parigi ed erano certi che lassù sarebbe accaduto qualcosa di grosso. Tra la curiosità di essere in una città mai visitata e la voglia di visitare la parte collinare, ci dimentichiamo di loro.

Torneranno prepotentemente al centro dei nostri pensieri nel pomeriggio quando, nonostante il continuo rumore dell’elicottero sulle nostre teste, veniamo colti di sorpresa da una marea gialla intento a scardinare la cancellata sul retro del municipio di Lione. Non erano certo un numero impressionante, eppure la compattezza ed il colpo d’occhio creato dal colore giallo in mezzo alla città grigia era devastante. Poche le bandiere francesi, a dire il vero, ma tutte dignitosamente in testa al corteo. Qualche mamma, con il figlioletto accanto, tanti francesi di colore, tanti francesi da molte più generazioni, tanti francesi veramente arrabbiati a morte con lo Stato – non solo per la benzina, sia chiaro -, tanti i ragazzini volenterosi di documentare in diretta instagram una delle storiche rivolte francesi, tanti ragazzi volenterosi di scippare i manifestanti, tanti ragazzi in giro con una canna in mano. Insomma, c’era la rappresentazione di tutta la Francia.

A fronteggiare il popolo gli agenti. Incredibilmente tranquilli. Passavano in mezzo ai gilet gialli che, anziché insultarli come sarebbe certamente accaduto in Italia, li invitavano ad unirsi alla protesta con il rispetto dovuto. Gli agenti che, nonostante la relativa quiete, hanno dovuto compiere il loro lavoro, hanno dovuto eseguire gli ordini, hanno dovuto lanciare dei lacrimogeni per disperdere la folla. I gilet gialli arretrano davanti ai lacrimogeni eppure stanno al fianco dei poliziotti senza tentare alcuna violenza. Una rivolta che sembra non esplodere da un lato e dall’altro. Entrambi gli schieramenti inchiodati nei loro ruoli, ma abbracciati dal malessere delle manovre economiche di Macron. I commercianti che hanno investito in una bancarella a Lione per i mercati natalizi si dicono tutti dalla parte dei manifestanti. “Non andate in piazza Bellecour che ci sono i francesi che lottano per i nostri diritti” ci dicono due ragazze che vendono vin chaud. In Italia i commercianti sarebbero già venuti alle mani coi manifestanti nel nome del fatturato.

Le proteste, e i lacrimogeni, continueranno fino alla prima serata. Si accendono le luci di natale e l’arte prende il posto dei lacrimogeni. I gilet gialli si svestono. L’elicottero vola via. Torna la festa, come se non se ne fosse mai andata seriamente.

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