Gilet Gialli, specchio della crisi europea

di Paolo Muttoni.

C’è necessità di ritornare alla realtà, al mondo quello vero, non solo dal lato economico ma anche dal punto di vista storico. Nella seconda metà del 900 pare che il mondo si sia congelato. Siamo diventati tutti più ricchi, tutti uguali, tutti con gli stessi gusti, desideri ed hobby; sempre convinti su ciò che veniva deciso dall’alto era la verità intoccabile. Purtroppo è una narrazione fittizia quasi Bucolica, in stile leopardiano, ed in questi ultimi anni la verità sta finalmente emergendo anche nella grande informazione.

Mettendo come data di inizio della fine il 2011, la crisi dei debiti sovrani ed il colpo di stato finanziario (perché di questo si è trattato, con giochino di spread hanno levato un governo eletto per metterne uno fantoccio) in Italia, possiamo cominciare a parlare di una nuova narrazione, in cui finalmente si stava tornando a fare la storia. si perché per tutti i secoli ci sono state guerre, carestie, malattie, rivoluzioni, colpi di stato, sovrani deposti, gli stati sono nati cresciuti e morti. Ma da dopo la caduta dell’URSS in Europa pareva tutto congelato. Le contraddizioni ci sono:

Questa Europa che è palesemente spostata su un liberismo sfrenato in stile anglosassone, un politica economica di Austerity che guarda molto ai conti, ai cavilli, ma non alla realtà sociale e reale delle decisioni. Perché mi potete dire che la Grecia dal punto di vista economico è salva, ma socialmente la Grecia in questi anni è stata distrutta, immolata sull’altare del debito. Abbiamo gente che si suicida, beni millenari svenduti a prezzi di saldo, fame e morte. Questa gente che governa l’Europa è seriamente malata, e va mandata a casa prima che crei danni sociali irreversibili. Se non bastasse l’esempio della Grecia per far rabbrividire ne dico un altro che fa capire bene la situazione. Quando l’Unione legifera su quanto una vongola deve essere lunga, e pensa agli zero virgola delle manovre dei singoli stati, ecco qui capisci che sono alla frutta.

Infatti la gente si sta ribellando, la situazione in Europa è gravissima, ma se ne parla molto poco, per usare un eufemismo:

  • In Francia Macron sta vivendo un’ondata di proteste senza precedenti che mobilita centinaia di migliaia di persone ogni settimana. Con lo stesso presidente che ha dovuto cedere a molte richieste dei cosiddetti Gilet Gialli. E non sappiamo se questo porterà ad un nulla di fatto, ad una rivoluzione o ad un colpo di stato. Comunque vada Macron che era l’emblema del globalismo calato dall’alto per combattere la Le Pen, è finito;
  • In Belgio il governo è in minoranza;
  • In Germania la Merkel è al governo, ma a livello nazionale ha perso ogni tipo di legittimità;
  • In Gran Bretagna una grande conquista come la Brexit, la stanno gestendo con i piedi;
  • In Svezia dopo mesi dalle elezioni manca ancora un governo;
  • In Grecia ho già spiegato sopra;
  • In Spagna il nuovo governo di sinistra, nato nel palazzo, in pochi mesi ha rimesso su piazza l’estrema destra che fino a qualche mese prima valeva lo zero virgola;
  • In ogni paese in cui si va al voto, anche il più piccolo, i partiti tradizionali crollano;
  • In Italia, Austria e paesi dell’est ci sono al governo i cosiddetti populisti. Paradossalmente sono gli stati che sono più tranquilli dal punto di vista politico.

Non apriamo la pagina della cultura europea altrimenti esce fuori un libro, perché è chiaro come l’Europa sia in una crisi culturale senza precedenti. Sì perché, le centinaia di migliaia di clandestini che si stanno riversando nel nostro continente hanno il solo obiettivo di sradicare le radici della millenaria tradizione europea, creando una massa di gente liquida senza idee e cultura facilissima da manipolare e dominare.

E questo non è complottismo, come la terra piatta (piccola parentesi, quella gente va curata) , ma la realtà dei fatti.

In tutto questo l’Italia è finalmente riuscita a bloccare gli sbarchi grazie a Salvini, che ha avuto il coraggio di chiudere i porti (chiaro come Salvini abbia avuto mano libera sui migranti, dando però mano libera ai 5 stelle sulla manovra, ma prima la cultura, l’economia si può sempre sistemare). Facendo questo piccolo ragionamento, Salvini è paradossale come sia una speranza anche a livello europeo, perché in questo periodo di crisi politica è forse l’unico leader che ha una legittimazione popolare fortissima, per questo un suo tradimento creerebbe effetti che non possono essere calcolabili. Non ci resta che aspettare il 26 maggio 2019, e buona guerra.

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