Giovani e Nazionalismo – Cosa ne pensa un think tank giovane, improvvisato e di diversa estrazione sociale, economica e politica

di Nello Simonelli.

Ovunque ci si giri, oggi siamo circondati da sovranisti, populisti, demagoghi. Nessuno osa pronunciare, perché alcuni fantasmi non sono mai scomparsi, la parola nazionalismo, che questi concetti racchiude.

Cos’è, allora, il Nazionalismo?

È un’ideologia tendente all’esaltazione del concetto di Nazione, affermando valori propri di un determinato contesto sociale, trascendenti la realtà politica e sociale dei paesi stranieri.

Vi è anche una seconda accezione, Nazionalismo economico, quale politica economica tendente a potenziare le risorse interne e adottare misure protezionistiche.

In ciò, cosa ne pensano i più giovani del “Nazionalismo”, tanto temuto ed al contempo professato da parte della società mondiale?

Damiano Z. non ci sta ad un’unica definizione di nazionalismo, provando a fare una distinzione tra Nord e Sud Europa: “Non sono uguali, nel primo caso è frutto di scontento economico, anche se in comune hanno il linguaggio di fondo – populista – e l’avversario: l’Europa. Sono nazionalismi che non guardano alla divisione canonica destra – sinistra, ma a quella tra popolo ed elite, la casta. Una differenza storica sta nel fatto che, diversamente dai nazionalismi di inizio secolo, quelli odierni anziché voler abbattere l’istituzione – Stato ne sognano un ripristino, un ritorno ad una mitica età dell’oro fatta di patrie tradizioni e di diffidenza in ciò che è altro, da cui si spiega la violenta reazione alla minaccia migratoria nel sud del continente. Se condiamo il tutto con la Grande Recessione degli anni ’10 del secolo ed il fallimento della politica comunitaria di integrazione, non dobbiamo stupirci di ciò che stiamo vivendoNessuno, però, si rende conto che, cercando di indebolire l’Europa, gli Stati nazionali si troveranno alla mercè delle grandi potenze mondiali”.

Gianluca Z., non vedendo il motivo di limitare la discussione solo al Vecchio Continente, focalizza il discorso sulla mancata analisi preventiva del fenomeno in tutto il globo: “L’ascesa di personaggi come Trump o Bolsonaro, additati come mostri, o del Movimento 5 Stelle è frutto si di voti di protesta, ma tale protesta è stata causata da una mancanza di ascolto da parte di chi ha detenuto il potere negli ultimi anni, incapace, prima, di anticipare i bisogni della popolazione e, poi, di prevedere l’insorgenza di uno scontento così diffuso. Non c’è nulla da meravigliarsi se, ad oggi, vi sia chi vuole un’UE differente, rispettosa delle tradizioni e delle libertà dei popoli, ed uno Stato più vicino al cittadino”.

Enrico C. guarda con disincanto all’attualità: “All’interno della zona UE i nazionalismi erano venuti meno con il crollo dei regimi fascisti e comunisti. Ad oggi, sotto la spinta di colori e slogan anche differenti da quelli di un tempo, possiamo vedere sempre più persone attratte da ideali fino a poco tempo fa taciuti. Non si può negare che la rinascita di questo forte senso di nazionalità sia dovuta alle crisi economiche recenti e ai cambiamenti radicali che stanno accompagnando l’umanità: il tutto causa paura. La speranza è che dalla paura non si torni agli eventi di cento anni fa”.

Dylan I. preferisce concentrarsi su casa nostra e sul rinnovato amore per la nostra Nazione, nell’accezione più pura e sentimentale: “Oggi dobbiamo riscoprire l’amore per la nostra Nazione, da lì bisogna ripartire per far tornare grande questo Paese. Deve essere un amore incondizionato, atto a migliorare le condizioni di vita nostre e del prossimo, colui che condivide i nostri valori e tradizioni. Dobbiamo reagire alle angherie causate da certa parte della politica ed impegnarci, noi giovani anche politicamente, per essere il vento del rinnovamento. Da ovunque lo si guardi, questo rinnovato nazionalismo è un sentimento patriottico, un imperativo categorico assoluto che deve essere la via per tornare a brillare”.

In chiusura, non vi è un pensiero univoco sul Nazionalismo. La speranza, questa si comune, è che non porti all’odio verso l’altruità e conduca, invece, ad un rinnovato amore per le proprie radici e la propria Patria.

E, perché no, ad una nuova Europa: l’Europa dei Popoli sognata alle origini, forte e rispettosa dei suoi cittadini, madre e non matrigna, equa ed ardimentosa.

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