In morte dello Stato Italiano

di Andriy Galtieri.

Oggi mi è capitato di vedere nuovamente il video dell’aggressione ad un appuntato dell’Arma dei Carabinieri per le strade romane, si dice da parte di ultras laziali. Nelle immagini amatoriali, una folla sbraitante e riversante odio verso un tutore della legge e dell’ordine insulta quest’ultimo ed addirittura lancia un cassonetto della spazzatura, urlando vari insulti, nonostante questo puntasse l’arma d’ordinanza alla loro altezza.
Riflettendo si può affermare che lo Stato è morto, le istituzioni sono morte e sepolte, sotto un cumulo di miserie si può ritrovare il briciolo di dignità di un’organizzazione statale che fa la voce grossa con i deboli e se ne sta zitta e inerte quando un suo operatore viene preso a bottigliate in testa e viene fatto oggetto del lancio di un cassonetto dell’immondizia.
Quando un appartenente alle Forze dell’Ordine si ritrova a dover indietreggiare, pistola alla mano, davanti ad uno o più assalitori – che mansione vorrebbe da neutralizzare, per me vuol dire che è morto tutto. L’Arma dei Carabinieri perde di prestigio e valore, lo Stato Italiano e la giustizia non significano più nulla, anche l’ultimo gradino verso l’anarchia è compiuto, il disfacimento è totale. “Scacco matto”, dal persiano “il re è morto”, lo Stato sovrano perde di sovranità, autorevolezza e capacità di farsi prendere sul serio. Era già successo a Piacenza, in primavera, otto carabinieri in assetto anti-sommossa, contro uno spezzone di antagonisti manifestanti, i risultati, allora, furono “una mattanza”, come disse uno degli otto operatori presenti, uno scudo sottratto ed usato come arma contundente su un brigadiere, risultato una spalla rotta.
Questa volta, come detto prima, il carabiniere è stato fatto oggetto di una sassaiola di vari oggetti, nonostante l’arma ad altezza uomo. Succede perché i criminali sanno che non potrà MAI sparare, altrimenti verrà indagato, processato, condannato e magari anche espulso – per essersi difeso ed aver fatto il proprio mestiere. Tutto questo perché, negli anni, abbiamo avuto la sfortuna di avere come concittadini chi difese i “manifestanti” del G8 di Genova e la massima espressione di quei giorni, Carlo Giuliani, abbiamo avuto Ilaria Cucchi ad infamare la divisa – non a caso nel video dell’aggressione si sente distintamente vociare “infame”, rivolgendosi al militare – e tanti altri esseri spregevoli dall’ACAB-facile.
Tutti questi sono parte integrante della morte dello Stato e della sua autorità; Una volta, a scuola, mi ricordo, un professore mi parlò provare un “timore reverenziale” nei confronti delle Forze dell’Ordine – un professore totalmente comunista, non pensiate che ci siano professori de destra. Ovviamente quei loschi individui non nutrivano alcun timore, tantomeno reverenziale, se questa gentaglia non ha paura dello Stato e delle sue espressioni, se ci si può permettere di rubare uno scudo antisommossa vuol dire che è tutto finito, se le ‘guardie’ non possono fare le ‘guardie’ con i ‘ladri’ aspettiamoci il peggio, perché lo Stato, a questo punto, è morto.
Ricordiamoci che se la delinquenza fa paura lo Stato deve farne di più!

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