Marinetti sempre attuale: Si Tav – No Bergoglio

di Guido Santulli


Il 22 dicembre del 1876 nasceva ad Alessandria d’Egitto Filippo Tommaso Marinetti, genio italico e fondatore del Futurismo. Quando ci si trova a scrivere di artisti futuristi, uomini che hanno fatto di tutta la loro vita una corsa in avanti, è sempre difficile riuscire ad evitare quell’approccio celebrativo che sa di rievocazione storica. Ma la prassi commemorativa e la biografia enciclopedica con tanto di foto d’epoca a corredo, nel caso di Marinetti, rappresentano più un’offesa che una celebrazione del personaggio. Un mero ricordo del passato stonerebbe non poco con l’aspetto vitale e perennemente attivo del movimento futurista, ecco perché, almeno in questo caso, sarebbe più coerente lasciare la parola allo stesso Marinetti, genio instancabile che vive ancora oggi attraverso la sua velocità simultanea senza tempo e senza spazio.

Ebbene cosa direbbe oggi il fondatore del Futurismo e patriota torinese ai suoi connazionali? Cosa consiglierebbe a noi, italiani in balìa di un potere politico che ha in odio grandi opere come la Tav, ed un potere spirituale che invece di parlare di Dio promuove l’immigrazione incontrollata?

Ecco, la sua attualissima risposta è sul primo numero del giornale «L’Italia Futurista», pubblicato l’11 maggio 1916: “La morale cristiana servì a sviluppare la vita interna dell’uomo. Non ha più ragione d’essere oggi, poiché s’è vuotata di tutto il Divino. La morale cristiana difese la struttura fisiologica dell’uomo dagli eccessi della sensualità. Moderò i suoi istinti e li equilibrò. La morale futurista difenderà l’uomo dalla decomposizione determinata dalla lentezza, dal ricordo, dall’analisi, dal riposo e dall’abitudine. L’energia umana centuplicata dalla velocità dominerà il Tempo e lo Spazio. L’uomo cominciò col disprezzare il ritmo isocrono e cadenzato dei grandi fiumi identico al ritmo del proprio passo. L’uomo invidiò il ritmo dei torrenti simile a quello del galoppo d’un cavallo. L’uomo domò i cavalli, gli elefanti e i cammelli per manifestare la sua autorità divina mediante un aumento di velocità. Strinse alleanza cogli animali più docili, catturò gli animali ribelli e si cibò degli animali commestibili. L’uomo rubò l’elettricità dello spazio e i carburanti, per crearsi dei nuovi alleati nei motori. L’uomo costrinse i metalli vinti e resi flessibili mediante il fuoco, ad allearsi coi carburanti e l’elettricità. Formò così un esercito di schiavi, ostili e pericolosi ma sufficientemente addomesticati, che lo trasportano velocemente sulle curve della terra. Sentieri tortuosi, strade che seguono l’indolenza dei fiumi e girano lungo le schiene e i ventri disuguali delle montagne, ecco le leggi della terra. Mai linea retta; sempre arabeschi e zigzag. La velocità dà finalmente alla vita umana uno dei caratteri della divinità: la linea retta.” [1]

[1] – La nuova religione-morale della velocità – Manifesto futurista pubblicato
nel primo numero del giornale «L’Italia Futurista» 11 maggio 1916

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