Un caffè con… Daniele Capezzone

di Nello Simonelli

Ex deputato della Repubblica; fondatore della rivista “Atlantico”; collaboratore del quotidiano “La Verità”. 

1.   Onorevole, in prima battuta la ringrazio per il caffè. È un momento di grandi capovolgimenti politici, reali o presunti. Come vede lei la situazione del centro-destra in Italia?

Grazie a voi. Il centrodestra di prima – piaccia o no – non c’è più. Parlo da osservatore che è e resterà fuori dall’arena politica: bisognerebbe organizzare un’integrazione liberale, atlantista e pro mercato, meritocratica e pro innovazione, all’offerta politica di Salvini. Converrebbe a lui, e converrebbe ad altri proporla in modo intelligente e non astioso verso la Lega. Ammesso che nel centrodestra italiano ci siano ancora convinzioni liberali…

2.   Ampliamo gli orizzonti: dopo anni di sinistra, il Mondo all’unisono ha virato a destra. Che lettura se ne può dare? 

La sinistra e l’establishment “intellettuale” di riferimento non hanno capito nulla di Brexit, Trump, Bolsonaro, o dei populisti in Europa. Anziché capire l'”incazzatura” profonda degli elettori, si sono messi a giudicarli, a disprezzarli, a dar le pagelle ai cittadini. Un suicidio di una certa élite autoreferenziale. 

3.   Politica odierna: i social quanto contano? 

Moltissimo. E tanti politici tradizionali non l’hanno ancora capito: si limitano a “postare” comunicati, a usare Facebook come una vetrina. Non hanno compreso che devi immergerti, rispondere, interagire, giocare la carta della verità. Indipendentemente dal consenso, almeno avrai capito qualcosa in più di quello che ti circonda. 

4.   La sfida del 2019 è l’immigrazione ed il suo controllo. Un suo pensiero da analista. 

Anche qui la sinistra si è messa da sola in fuorigioco. Pensare che non esistano più confini, che non esistano più limiti, è tecnicamente suicida. Solo la fissazione di limiti consente anche di realizzare un’immigrazione contenuta e utile. Ma ogni paese deve essere messo in condizione di scegliere la quantità e la tipologia di lavoratori che può accogliere anno per anno, incrociando questa apertura limitata con le esigenze del proprio mercato del lavoro. Se fai così, è un meccanismo utile per tutti. Se non lo fai, diventa un’invasione caotica, che potrà solo degenerare. 

5.   Un’ultima domanda personale: Trump o Putin, chi butta giù dalla torre e perché? 
Senza demonizzazioni verso la Russia, sto ovviamente con Trump. L’Italia si ricordi di essere atlantista, di stare nel perimetro della Nato. Si può, anzi si deve dialogare con tutti, ma ricordando il nostro campo di valori. Solo l’Occidente ha garantito libertà, democrazia, mercato. Sono bussole che non dobbiamo smarrire mai. 

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