L’amaro Natale di un’Italia tradita!


di Pasquale Ferraro

Chi ha poca fede nelle rivoluzioni, comunque esse si presentino non proverà certo alcuna meraviglia nell’esito che sta producendo quello che esordì sei mesi fa come il governo del cambiamento. Al contrario chi invece credette fermamente alle promesse scoppiettanti di uguaglianza quasi messianiche rimarrà profondamente deluso quando vedrà o meglio comprenderà nella quotidianità quanto poco o nulla ci sia rivoluzionario nell’azione di un governo che ha raggiunto le vette più estreme dell’insipienza varando un manovra recessiva.
Le Premesse
Fuoco e fiamme, cosi si preannunciarono i toni del governo nei confronti dell’Europa ( che ha le sue colpe e le sue responsabilità e non fa passare giorno senza mostrare la sua inutilità), poi d’un tratto la prima bozza della manovra, appena giunta a Bruxelles venne cestinata e quanto pare insieme ad essa anche le ambizioni sovraniste del governo Italiano, che non solo ha totalmente riscritto la manovra, ma ha rinunciato a tutte le prerogative e le promesse elettorali, sia quelle più ambiziose che quelle più realistiche.
Addio Flat Tax
La madre di tutte le riforme, quella che ha al suo interno possedeva una carica rivoluzionaria senza precedenti per il nostro paese, la Flat Tax, cavallo di battaglia della coalizione di centro-destra durante la campagna elettorale, si è eclissata all’orizzonte. Si certo, all’interno della manovra è stata inserita una mini Flat-Tax per le partite iva al di sotto dei 65.000 €, della serie il nulla del nulla, per voler essere cortesi e inclini ad uno spirito natalizio che dovrebbe invogliarci all’utilizzo di toni pacati.
Ma l’importanza della Flat Tax va ben oltre i benefici tributari, e le agevolazioni fiscali, si poteva finalmente porre termine senza indugio all’oppressione fiscale che colpisce e impoverisce la classe media, si poteva ma non lo si è voluto fare. Perché alla fine la politica è una questione di volontà, volontà che è mancata, soprattutto all’unica forza politica di maggioranza verso la quale sono state indirizzate le aspirazioni di chi si è sempre battuto per invertire la rotta ad un paese che “è cagion del suo male”, e continua a volerlo esserlo.
La Lega poteva…
Chi dovrà risponderne? La lega! Non in grillini, il cui unico fine oltre al foraggiare i vagabondi e i nulla facenti sembra essere quello di tirare a campare il più possibile.
L’azione Grillina si condensa nell’esercizio di un NO perenne e perentorio verso qualsiasi iniziativa di sviluppo del nostro paese, si vedano la Tav la Tap, termovalorizzatori, etc.
La Lega al contrario dovrebbe rappresentare numeri alla mano, la parte produttiva del paese, surclassata da fisco e burocrazia, in attesa di vedere (con spirito biblico), il saldo dei debiti della Pubblica Amministrazione, ma che oggi si risveglia in un incubo ancora maggiore, di cui ne è esempio lampante la fatturazione elettronica.
Quello che i novelli rivoluzionari non hanno ancora compreso è la caratteristica unica del cambiamento, il quale se non è percepibile nella quotidianità non esiste. Nessuna indulgenza potrà soggiungere da “Quota-cento”, nessuna attenuante dall’Europa, solo un senso di inconcludente cialtroneria che emana giorno dopo giorno la compagine di governo. I pochi che tentano di far qualcosa vengono sommersi dal nulla che li circonda.

Morale della Storia

Questo Natale sarà l’amaro Natale della verità, delle promesse tradite e delle delusioni di chi ingenuamente credette che questa melassa degna delle peggiori esperienze del centro-sinistra prodiano potesse condurre a qualche risultato.
Fino ad ora l’unico risultato il governo l’ha ottenuto, o meglio il Ministro Salvini l’ha ottenuto sul fronte dell’immigrazione, ma la guerra dell’Italia è fatta di molti fronti, ed in alcuni di essi abbiamo persino scelto di ripiegare senza combattere ed in altri subiamo supinamente l’amaro corso delle cose.
Si potrebbe dir qualcosa sul rispetto del parlamento di cui questo governo è assolutamente privo, ma non c’è alcuna necessità di indugiare oltre, basti ricordare che abbiamo un Presidente del Consiglio sconosciuto che non ha nemmeno il potere di aprire una porta.
Ciò che rimarrà di tutta questa sceneggiata alla fine saranno le immagini tardo sanculotte dei Grillini festanti dal Balcone di Palazzo Chigi che annunciano all’Italia e al mondo “l’abolizione della povertà”.
Questa è l’Italia del cambiamento, che ci fa rammentare l’antico adagio: “ Si stava meglio quando si stava peggio”.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *