Impariamo ad essere italiani prima che dirci di destra o di sinistra

di Vittoria Farnese


Ogni volta che la nostra Nazione aveva la possibilità di dividersi su qualcosa, non ha mai mancato di farlo: guelfi e ghibellini, rossi e neri, papisti e non papisti, fascisti o partigiani.
In fin dei conti l’Italia non è mai stata una nazione unita, probabilmente quella tanto decantata appartenenza è in realtà frutto di un sogno utopico, figlio dei versi foscoliani o delle grida garibaldine.
Che ci piaccia o meno siamo un popolo che appena può, si divide: sia una lite tra quartiere e quartiere, tra provincia e provincia, tra regione e regione.
Sicché alla fine non ci rendiamo conto esattamente se siamo amici o nemici, se possiamo salutare qualcuno senza essere derisi dal nostro gruppo.
Viene quasi spontaneo chiedersi cosa siano gli italiani: è italiano sventolare il tricolore e mangiare la polenta? Oppure non è abbastanza italiano perché quelli del Sud si offendono e vogliono gli arancini? Ma poi si offendono ancora altri perché non si scrive arancini, ma arancine.
In America non importa tu sia democratico o repubblicano, se alle scorse presidenziali hai votato Trump o la Clinton, in ogni caso sei americano: sei americano anche se la Statua della Libertà non l’hai mai vista, sei americano perchè sei diverso dagli altri, anche se il territorio è vasto e perso.
In Italia neanche le tragedie ci uniscono: fa il terremoto in Abruzzo ed insorgono quelli di un’altra regione perché non hanno ricevuto lo stesso trattamento, crolla il ponte Morandi e qualcuno specula sopra a suon di “noi non siamo come quelli lì che si piangono addosso”.
Che senso ha parlare di destra o sinistra se non riusciamo ad essere italiani?
La mia non è una critica politologica, giacché non credo sia la prima o quarta repubblica il problema, la coscienza che va scossa è quella di un popolo che non sa di essere popolo, non sa come si fa il popolo e scende in piazza solo se la propria squadra del cuore ha vinto.
Se imparassimo ad essere italiani prima che di destra o di sinistra, tante cose probabilmente funzionerebbero meglio: se ami la tua terra, ti senti figlio e appartenente ad una comunità di sangue e di cultura, hai più difficoltà a rubare, a corrompere, a inquinare.
Ma se manca questo sentimento di appartenenza, manca tutto, manca l’Italia.

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