Mercati VS Politica

Di Marco Di Lecce

Il tema dell’incontro / scontro tra lo stato e i privati è sempre stato di attualità, fin dalla nascita dello Ius Mercatorum nel Medioevo; tuttavia solo in epoca recente tale binomio ha assunto una fisionomia particolarmente conflittuale.
In epoca contemporanea assistiamo ad un’economia sempre più globale, in cui i rapporti commerciali superano i confini nazionali dei singoli stati. In questo contesto la legiferazione statale assume sempre più marginalità, in quanto protesa a disciplinare soltanto uno spicchio del mercato globalizzato. A tale fenomeno si è aggiunta la finanza, che ha causato la dematerializzazione del prodotto, non più il prodotto fisico costruito da industrie o artigiani, ma un prodotto astratto: il prodotto finanziario.
In questa dimensione è legittimo è doveroso chiedersi quanto sia effettivo il ruolo degli organi governativi statali, di democratica natura.
In questa trattazione è doveroso inoltre indicare un’altro spunti di riflessione: per creare l’unità del diritto nell’unità del mercato ( globale ), sono stati istituiti alcuni organismi internazionali o sovranazionali, come il Fondo Monetario Internazionale o l’Unione Europea, con evidenti scarsi risultati e altrettanto evidenti problemi. Il percorso di realizzazione di tale obbiettivo è di estrema difficoltà, poiché è molto difficile omologare stati per tradizione giuridica diversi tra loro.
Tale distanza tra economia e politica si può tranquillamente riscontrare anche nei tempi in cui si esprimono l’attività commerciale e l’attività legislativa: la prima si fonda sull’istituto del contratto, molto flessibile e dinamico; la seconda sulla legge, assai più lenta da realizzare e molto più rigida.
A mio giudizio, il bravo politico, ben consapevole di questa dimensione contemporanea di cui si è parlato, non può non cercare di instaurare legami con il mondo dell’imprenditoria, del commercio e della finanza, e persino cercare di saldare questi legami in modo forte, costituendo una solida comunità, fondata sulla stima e sul rispetto reciproco.
Purtroppo assai spesso la politica italiana ha ignorato i messaggi che arrivavano dal mondo del lavoro, e ciò è stato estremamente dannoso per il paese.
La classe politica del futuro non dovrà commettere gli stessi errori.
Concludo questo breve pensiero con una domanda, a cui nessuno può dare una risposta certa e univoca: ” Quale sarà il futuro del legame tra finanza e politica?”.
L’evoluzione della nostra società dipenderà in gran parte da questo.

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