La destra necessaria

di Pasquale Ferraro


La Destra necessaria!
Ovvero
Una Riflessione pacata sullo stato dell’arte.

Così va il mondo


La crisi della destra italiana, non è alle spalle, ma ancora viva e drammatica nelle sue conseguenze. Qualcuno potrebbe soggiungere con un accenno dubbioso, “ ma al governo non c’è la Lega?” e la Lega è per tutti notoriamente un partito di destra. Preso atto di quella che a buon vedere potrebbe essere ritenuta un obiezione valida, dobbiamo domandarci quale futuro attende la destra italiana. Non possiamo non considerare il cambiamento storico e culturale che è avvenuto in Europa e nell’intero orbe terraqueo dopo la crisi economica: la presa d’atto anche degli aspetti negativi delle globalizzazione, della moneta unica e della finanza imperante che hanno aperto una voragine nel senso comune e nello sguardo della maggioranza dei cittadini verso forze politiche alternative alle forze di governo, in particolare quelle appartenenti alla tradizione storica della socialdemocrazia, notoriamente più inclini rispetto ai partiti Conservatori alla globalizzazione nelle sue forme più radicali. Quelle forze che poi verranno etichettate come “Populiste” rispolverando un vecchio termine delle reazioni nazionaliste del sud America. Forze caratterizzate dalla totale contestazione delle cosi dette oligarchie dominanti e della classe dirigente, troppo poco incline alle istanze popolari. In Europa e in altre parti del mondo è stata l’occasione della vita per molte forze fino ad allora marginali di accarezzare la possibilità di scalzare di sella le forze tipicamente di governo.
Ovunque è avvenuto, con le differenze del caso, perché ogni nazione ha una storia a se, ragioni proprie, difficilmente comparabili senza il rischio di creare un poltiglia difficilmente valutabile.
In tutti i casi hanno prevalso forze tradizionali, reiventatesi per l’occasione, mettendo in armadio o avvolgendo nella naftalina i vessilli passati, o in altri casi forze nuove nate nei vuoti lasciati da forze radicali precedentemente estinte.


Il Caso Italia


L’Italia come sempre e in tutti i casi fa storia a se: sia in positivo, che in negativo, le nostre dinamiche assumono contorni del tutto particolari. La peculiare origine dell’attuale assetto politico, di certo non favorisce.
In Italia, l’assenza di partiti radicali “ideologizzati”, ha portato da una parte alla nascita del movimento “Grillino”, che per sua stessa definizione rappresenta la personificazione di ogni peggior stereotipo sulla politica e sullo stile di governo italiano, dall’altra, grazie anche alla voracità del proprio leader, alla rinascita della Lega, che appesi al chiodo, clave e corna di celtica memoria, si è risvegliata Lega nazionale, baluardo dell’interesse patrio.
La nascita di questa forza politica, collocata a destra, ha definitivamente tarpato le ali alla destra tradizionale, soprattutto quella rappresentata dall’ultima scialuppa proveniente dalla diaspora di Alleanza Nazionale, Fratelli d’Italia. Un partito che caso unico in Europa, si trova affiancata da un partito fotocopia nei programmi e con maggiore “sex appeal” per una parte di elettorato. La debolezza di Forza Italia altro caso unico (l’unico partito conservatore e popolare in crisi) hanno definitivamente consegnato un ipoteca rischiosa sul futuro della destra alla Lega.
Ora lasciando ogni commento sul prefigurarsi il futuro “Pantheon” della Destra, da Almirante a Borghezio, e da Gentile a Borgi Aquilini, ciò che risuona, è lo stato comatoso in cui rischia di sopirsi definitivamente la cultura di destra e i valori tradizionali della destra Italiana.


Il Grande Rischio


C’è un rischio su cui tutti cercano di non porre lo sguardo un possibile fallimento dell’azione leghista, o per lo meno della leadership di Salvini, che per quanto sia in un costante crescendo, e sia l’unico baluardo e freno al grillismo, potrebbe subire in futuro una battuta d’arresto, come ci insegna la recente esperienza politica, si veda il renzismo, ma anche il Berlusconismo nel suo ultimo lustro, il che provocherebbe una crisi profonda nell’intero panorama di destra.
Non si può relegare la storia della destra al futuro, più che incerto della lega. Come non si può non tentare di frenare una certa fascinazione pericolosa che molti giovani di destra hanno verso la lega e le sue dottrine, alcune comuni alla destra italiana nel suo senso più puro, altre eccessivamente protese oltre la realtà pragmatica, una qualità che ha sempre contraddistinto l’azione politica della destra.
Lasciare alla Lega, l’ipoteca sulla destra, rischierebbe di essere la nostra firma autografa su una condanna a morte, al massimo tramutabile in esilio, un esilio che la destra, ma soprattutto l’Italia non si può permettere.


La Destra Conservatrice e Nazionale


La stessa pragmatica adesione alla realtà che ha sempre contraddistinto l’azione politica della destra, rispetto alle utopistiche e mutevoli posizioni delle sinistre, appare leggermente annebbiata dalle ultime posizioni di quelle che per onor di cronaca potremmo definire neo-destre. Ciò i cui abbiamo bisogno è la nascita di una forte destra nazionale, che sappia unire i principi più sani del sovranismo con la capacità di muoversi in una congiuntura internazionale complessa. Per questo urge la formazione di un area culturale e politica, Conservatrice e Nazionale, intorno alla quale costruire il futuro della destra italiana. Il ruolo fondamentale oggi lo giocano i giornali, i blog, le associazioni, le riviste i think tank e tutti luoghi di discussione nei quali formare una forza che non sia limitata alla mera forza politico-elettorale, ma spazi nel mondo culturale, negli ambienti della società troppo spesso superficialmente snobbati dalla destra e lasciati alla mercé della sinistra e dei propri “carrozzoni di almanacchi” che hanno come una cappa tolto linfa alla creatività italiana. La vera battaglia è quella culturale, vincere le elezioni non basta, una vittoria meramente elettorale risulterebbe essere una vittoria effimera. Se la destra vorrà ottenere una vittoria piena ed autentica, dovrà vincere la battaglia culturale, la più importante, la più dura, la più densa di sacrificio, che abbiamo spesso perso, o per di più rifiutato di combattere.



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