Barbie: il vero simbolo di donna emancipata senza femminismo 2.0

di Vittoria Farnese


Chiunque di noi sia stata bambina e abbia avuto una Barbie, sa benissimo che questa non era solo mamma o moglie, ma molto di più.
Mentre i cartoni Disney dovevano aspettare la proiezione di Mulan per lanciare la figura di una donna che sa salvarsi da sé, Barbie aveva cominciato molto tempo prima proponendo l’ideale di donna bella, brava e capace di realizzarsi.
I cartoni che venivano realizzati dalla Mattel ne sono il più calzante esempio: non ricordo una Barbie remissiva né egoista, ciò che veniva fuori era sempre una figura ben distinta di ragazza che teneva fede ai suoi principi e alla fine risolveva il problema, qualunque esso fosse.
Naturalmente non occorre costruirci narrazioni eccessivamente di parte né tentate un approccio psicologico esagerato, c’è solo da riconoscere a questa bellissima bambola che ancor prima entrasse nel giro il femminismo 2.0, lei già c’era, pronta a fornire un esempio corretto e sobrio a tante generazioni di bambine.
Si potrebbe obiettare dicendo che è bionda e ha gli occhi azzurri, perfetta e splendida, eppure in una società che vede bellissime coloro ch soffrono di problemi di salute a causa di una pericolosa obesità, c’è da dire che un fisico in forma e longilineo non è necessariamente un problema.
Crea false aspettative e prepara all’inadeguatezza? No, è molto più probabile che questo venga generato dalla società stessa rispetto ad altri canoni, dopotutto bisogna ricordare che Barbie è solo una bambola.
In ogni caso occorre festeggiare questa fedele prima amica di tutte le donne, un anatema contro il femminismo contemporaneo brutto ed osceno, tanto è vero i primi modelli di bellezza sono stati stereotipati proprio dalle femministe, ci avete mai fatto caso? Se appartieni a qualche etnia africana è molto più probabile tu riceva maggiore ammirazione oggi, guai a citare una Barbie decisamente europea.
Concludiamo così: auguri, Barbie. A te e a tutte le generazioni di bambine che hanno bisogno di credere in grandi sogni senza dimenticare la bellezza e l’armonia di essere donne, in tutte le sue fragilità e forze.


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