La Destra che ha paura della sua storia e la Destra che non riesce a liberarsi dalla stessa

di Manuel Berardinucci


I due principali partiti italiani che oggi incarnano lo spirito, i valori e le idee della destra sociale e nazionale, hanno un serio problema con la loro storia e le loro radici. Parlo di CasaPound Italia e Fratelli d’Italia. Entrambi hanno, indubbiamente, un legame profondo con l’esperienza del ventennio fascista, dalle cui ceneri nacque il Movimento Sociale Italiano, a cui in particolare Fdi si richiama nel logo e attraverso i frequenti e sacrosanti tributi al padre della destra repubblicana, Giorgio Almirante. Senza contare che gran parte della classe dirigente del partito proviene dall’MSI, inclusa la leader nazionale Giorgia Meloni. Tuttavia sembra che vogliano ricordare la loro storia e, soprattutto, quella delle loro idee, soltanto entro il perimetro repubblicano, come se non fossero stati i reduci di Salò a dar vita a quel rivoluzionario partito di cui ancora Fratelli d’Italia porta orgoglioso la fiamma tricolore. E allora assistiamo ad una Meloni che nelle trasmissioni televisive risponde alla tipica, sempreverde e faziosa domanda dei giornalisti di sinistra sul fascismo e l’antifascismo facendo leva su quanto tale quesito sia anacronistico ed evitando di rispondere nel merito, quasi facendo trapelare il messaggio che sarebbe vergognoso ammettere un qualsivoglia legame con quel periodo storico. Addirittura Crosetto, giustificato soltanto dalla sua storia democristiana e liberale, a Matrix, in piena campagna elettorale, dichiara di essere antifascista.
Dall’altra parte abbiamo invece CasaPound Italia che continua a scimmiottare il fascismo, a citare LVI, a dichiararsi il partito dei “fascisti del terzo millennio”.
In entrambi i casi, a mio giudizio, si commette un profondo errore che la da vinta ai nostri avversari e che non paga di certo dal punto di vista morale e ideologico e tantomeno elettorale. Nel primo caso (Fdi) abbiamo un partito che sembra quasi cercare di “purificarsi” dal suo “peccato originale”, con scarso successo, considerato che nonostante tutto, agli occhi dei radical-chic, dei giornali di regime, della sinistra tutta, la Meloni rimane una fascista imperdonabile. Nel secondo caso invece (Cpi), si rimane imprigionati nella propria storia arrivando, talvolta, ad assomigliare alla satira di ciò che si è.
A costoro, la citazione di almirantiana memoria, “Non rinnegare, non restaurare”, non ha insegnato proprio nulla. E’ inutile nascondersi dietro un dito e fingere di non avere nulla a che fare con il fascismo. Bisogna avere il coraggio e la capacità di storicizzarlo per considerarlo parte della propria identità e della propria cultura politica. Quella fiamma che arde nel cuore di molti noi, non è nata dal nulla e se la destra è, come è, paladina della Tradizione e della difesa delle “radici profonde”, non può rinnegare le proprie. Così come non può riproporre un modello di 70 anni fa che, a secondo dei punti vista, funzionò più o meno bene per quei tempi, ma che oggi, con le sfide che il mondo ci pone innanzi, risulta inadeguato e grottesco. Non ho mai sentito nessun esponente del PD rinnegare il comunismo, forse qualcuno ha condannato Stalin, ma mai l’ideologia che lo portò al potere. Direte voi: “ma a loro nessuno ne chiede conto”. E avete ragione, ma noi siamo di Destra e siamo abituati ad ardue sfide.

“Non tutto quel ch’è oro brilla,
Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L’ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E re quel ch’è senza corona. “

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