La La Land. Ambizione e amore in un musical indimenticabile

di Gianmaria Busatta

Mia è una cameriera che sogna di diventare un’attrice. Sebastian è un pianista che sogna di aprire un locale tutto suo. In una bellissima Los Angeles, soleggiata di giorno e stellata di notte, i due protagonisti si scontrano, si incontrano e si innamorano. Mia e Sebastian diventano una coppia tenera e affiatata, entrambi condividono il proprio sogno reciprocamente e si incoraggiano a vicenda. La scala del successo è, tuttavia, ripida, ed entrambi dovranno fare i conti con i sacrifici che le proprie ambizioni comportano.

Mia: “Non è strano che continuiamo a incontrarci?”
Sebastian: “Forse vuol dire qualcosa.”
Mia: “Non penso.”
Sebastian: “Sì, in effetti.”


È indubbio che il regista Chazelle abbia fatto centro di nuovo: dopo lo strepitoso e magistrale Whiplash, si conferma anche qui maestro indiscusso della macchina cinema, confezionando un film stilisticamente sofisticato, ben costruito, di contenuto inebriante.
Nonostante il musical ai giorni nostri sia un genere pressoché a rischio (Moulin Rouge! e Chicago possono essere un’eccezione), sceneggiatura, canzoni e coreografie rientrano in un contesto perfettamente armonico, viene mantenuto l’equilibrio narrativo efficacemente per tutta la durata del film, ed è impossibile dimenticare i motivetti musicali della straordinaria colonna sonora, che ha la firma di Justin Hurwitz (collaboratore storico di Chazelle).
E mentre, da una parte, vi è l’emozione che traina la sostanza narrativa del film, dall’altra vi è la componente formale che costituisce una cornice determinante ed incredibilmente affascinante: i lunghi e sofisticati piani sequenza (quello iniziale, poi, è straordinario), la pittoresca fotografia, le intelligenti inquadrature e il montaggio perfettamente sincronizzato sono vere e proprie lezioni di (grande) cinema.
Grandissimi, poi, Emma Stone e Ryan Gosling: l’una bellissima sempre, anche quando piange o è impacciata; l’altro affascinante e massimo “tradizionalista” nella musica jazz. Probabilmente una delle migliori coppie comparse sul grande schermo.
La La Land è un capolavoro non solamente per come è raccontato, ma anche, e soprattutto, per ciò che racconta e per l’entusiasmo che fa scaturire nello spettatore, senza scadere nel “già visto”: qui non viene raccontato il classico “sogno americano”, in cui si scala il successo partendo da zero, ma la dualità vita-sogno, ovvero quell’insieme di scelte che mettono in gioco e in discussione l’ambizione e l’amore.
Ed è qui che sta la rivoluzione di Chazelle: discostarsi dal musical classico per il contenuto, pur mantenendone il tripudio (tantissimi i riferimenti ai pilastri del genere, tra cui Cantando sotto la pioggia, Un americano a Parigi e West Side Story), e proporre un musical contemporaneo in grado di misurarsi coi fasti di Fred Astaire e Ginger Rogers.
Prendiamo nota del nome del regista: Damien Chazelle, prima una rivelazione, ora si conferma una garanzia.

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