Quella volta in cui dissi a mio padre “io sono comunista”

di Vittoria Farnese

Sono sempre stata una persona piuttosto vivace e convinta, sin da bambina questi erano tratti caratteristici che mi definivano ancor meglio delle fattezze fisiche, sicché quando arrivò il giorno che – tornando trafelata da scuola, durante il pranzo esclamai con convinzione a mio padre: “Io sono comunista”, il suo pensiero non potè che non andare ai russi, a Stalin, al più borghese di tutti – Marx, per poi chiedersi come accidenti ci era finita quella minestra rossa nella mia testa.
Confesso: non lo so, non me lo ricordo.
Ma ricordo con precisione la rabbia che mi prese quando mio padre disse che non era assolutamente comunista, e che non dovevo esserlo neanche io perché non sapevo di cosa stavo parlando.
Come contraddirlo: avevo nove anni, ma la mia testardaggine si era già fissata con delle parole che ripetevo quasi fossero mie, dissi a mio padre che era una cosa buona, che tutti gli uomini venivano rispettati così, tanti altri slogan politici che tutt’ora mi domando come potessero uscire dalla bocca di una bambina.
Ma non lo ricordo, una nozione tanto pericolosa quanto ambigua per una bambina viene dal nulla, eppure so bene che non sia così.
A onor del vero, crescendo presi tutte altre strade rispetto a quell’imprevedibile posizione, studiai, compresi cos’era davvero il comunismo, parole su parole nei libri di storia, insomma… tutto un percorso che mi ha condotto qui, a raccontare ridendo questa inaspettata storia.
Eppure mi fa anche riflettere circa tante nozioni scolastiche che davvero scolastiche non sono: qualcuno doveva pur aver detto a quella bambina di nove anni che si poteva essere comunisti come si doveva esser buoni, che quei principi erano universali e giusti, corretti quanto belli da esclamare durante un pranzo in famiglia.
Chi fosse quel qualcuno – ribadisco con sincerità, io non lo ricordo, la mente umana è strana e fa come vuole: ho tenuto questo imbarazzante aneddoto per anni, senza mai pensare a cosa fosse successo prima, né alla bocca da cui sono provenute quelle parole che poi ho fatto mie.
In ogni caso, malgrado ciò, fu la prima e l’ultima volta che mi professai comunista, forse potrei inserirlo nel curriculum.

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