Arabia e calcio: segregazione e denaro.

di Alessia Di Terlizzi



La scelta di giocare la finale della Supercoppa italiana tra Milan e Juventus il 16 Gennaio a Gedda, in Arabia Saudita, ha scatenato nelle ultime ore un’accesa discussione.
La polemica a scoppio ritardato nasce dalla vendita dei biglietti con due settori separati, uno “riservato agli uomini” e uno per famiglie, cioè “misto uomini e donne”. Una scelta criticata da tutti i colori politici italiani, uniti per la prima volta, contro un provvedimento che rappresenta “la morte del calcio e dei valori sportivi, di rispetto, di divertimento e di uguaglianza”, per dirla con le parole utilizzate dal Ministro dell’interno Matteo Salvini. Indignazione condivisa anche dal dal M5S, dal partito Democratico, da Laura Boldrini e dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, la prima ad attaccare i vertici del calcio chiedendo di disputare la finale in un paese che abbia gli stessi nostri valori.
Una decisione che, alle porte del 2019, apre un dibattito su un tema ampio e delicato, in uno dei tanti paesi in cui la donna non ha ancora raggiunto la parità di diritti con l’uomo ed è ancora vittima di discriminazioni e violenze. Difatti solo allo scorso Giugno risale l’abolizione del divieto di guida per le donne saudite, una vittoria parziale sui tanti limiti ad esse ancora imposti: in Arabia una donna riceve la metà dell’eredità rispetto ai suoi fratelli, non ha diritto ad un processo equo in tribunale, non può stare a contatto con uomini che non siano i suoi familiari e addirittura non può sposarsi senza il consenso del suo tutore, per dirne alcuni.
Insomma si parla di diritti delle donne svenduti in nome dei soldi, in seguito ad un accordo che prevede la disputa di tre edizioni in cinque anni in Arabia, per una somma totale di 20-21 milioni di euro. Ciò nonostante, il presidente della Lega Serie A, Gaetano Micciché replica affermando che “il sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di politica internazionale” e che alle saudite sarà permesso entrare senza accompagnamento, ma non potranno circolare per lo stadio o sedere nei posti più vicini al campo, come se questa precisazione potesse cambiare il problema di fondo.
Evidentemente Micciché è incatenato dalle logiche materialistiche che girano attorno al calcio italiano, tanto che tiene ad evidenziare come lo stadio King Abdullah Sports City “in poche ore di prevendita ha registrato il sold out, un evento di una portata internazionale atteso con grande entusiasmo dai tifosi locali”.
Una decisione che abbatte i mille secoli di progresso dei nostri paesi occidentali, che annienta le tante lotte per i diritti delle donne e assesta un duro colpo anche al calcio femminile italiano, solo ed esclusivamente in nome del Dio Denaro.

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