Acca Larentia: nel ricordo non vi hanno uccisi

Di Federica Ciampa

Roma, 7 gennaio 1978.

Un freddo polare avvolge la Capitale, ma il freddo non ferma mai la militanza. Per questo, quel pomeriggio, verso le ore 18.30, un gruppo composto da cinque militanti esce dalla sezione del Movimento Sociale in via Acca Larentia, nel quartiere Tuscolano, per un volantinaggio.

Spari.

Cadono assassinati, proprio davanti alla sezione, due giovani attivisti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di Medicina e Chirurgia, e Francesco Ciavatta, liceale diciottenne. Nelle ore seguenti i militanti missini organizzano un presidio di protesta sul luogo della tragedia. Scoppiano tafferugli e scontri tra i militanti e le forze dell’ordine: l’elemento scatenante pare sia un mozzicone di sigaretta gettato, con disprezzo e disumanità, sul sangue rappreso delle vittime, forse da un giornalista. Il capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori, presente in quell’occasione, per gestirne l’ordine, sparando ad altezza d’uomo, uccide un altro ragazzo, Stefano Recchioni, diciannovenne. “Gli eroi son tutti giovani e belli” diceva Francesco Guccini: tuttavia, questa volta, il confine tra eroi e martiri è molto labile.

L’agguato di stampo terroristico viene rivendicato alcuni giorni dopo, tramite una cassetta audio, fatta ritrovare accanto a una pompa di benzina, in cui la voce di un giovane, a nome dei Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale, legge il seguente comunicato:

«Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larenzia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d’Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell’accordo a sei. Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua. Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all’uso delle armi.»


Gli anni di piombo sono anni in cui uscire per un volantinaggio significa compiere un’azione squadristica. Gli anni di piombo sono gli anni in cui le indagini su determinate tragedie si conducono in modo svogliato. Gli anni di piombo sono gli anni in cui chi appartiene ad alcune aree politiche e ad alcune categorie non subisce le conseguenze dei propri crimini. Per questo la targa in Via Acca Larentia, in onore delle tre giovani vite spezzate, recita:

“Assassinati dall’odio comunista e dai servi dello Stato.” 

Infatti i colpevoli dell’agguato sono rimasti ignoti e liberi.

Il capitano dei Carabinieri viene prosciolto da ogni accusa.

A partire da quell’anno, per tutti i quarantuno anni successivi, ogni 7 gennaio, nel tardo pomeriggio, un fiume di gente si riunisce in quella stretta via ed il solenne grido “PRESENTE, PRESENTE, PRESENTE” risuona a via Acca Larentia e nelle vie limitrofe, interrompendo la vita frenetica del Tuscolano.

Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni: nel ricordo non vi hanno uccisi.

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