Pescara: il mistero della statua senza volto. Inciviltà e barbarie

di Manuel Bernarducci


“Si può esistere senza arte, ma senza di essa non si può Vivere”
Oscar Wilde


Nella città di Pescara, il monumentalismo tipico del regime fascista si è incarnato nell’architetto Vincenzo Pilotti, nato ad Ascoli Piceno nel 1872, da una famiglia di origine teramana. Costui, tra il 1927 e il 1935 stravolgerà il volto della giovane Pescara, erigendo numerosi edifici, molti dei quali rappresentano tutt’oggi, cuori pulsanti della città. Ricordiamo il Liceo Classico Gabriele D’Annunzio, il Vescovado, la Camera di Commercio, il Palazzo della Provincia, la Biblioteca Provinciale e il Palazzo di Città. Quest’ultimo, edificato nel 1935, ospita il Municipio di Pescara ed è un palazzo in travertino bianco e mattoni rossi. Sulla facciata esterna, quella che guarda al fiume che da il nome alla città, vi sono tre finestroni, sui quali poggiano tre nicchie all’interno delle quali sono posizionate tre sculture maschili, dall’aspetto particolarmente virile che rappresentano le principali risorse del territorio abruzzese e pescarese. La prima ha, ai suoi piedi, un secchio rovesciato con dell’acqua che ne fuoriesce il quale sembra essere un chiaro richiamo fiume su cui si affaccia, tiene inoltre in mano la Cornucopia (corno dell’abbondanza) come buon auspicio di abbandona per la popolazione locale. La seconda rappresenta l’arte della pesca, attività che da sempre caratterizza Pescara e ne costituisce una risorsa fondamentale. L’ultima invece regge con la mano un badile e ha alle sue spalle delle spighe di grano ed è, evidentemente, un’allegoria dell’agricoltura. Un occhio attento, però, noterà qualcosina di più, osservando le tre statue. L’ultima di cui ho parlato, infatti, ha un volto “particolare”. Infatti il viso originale della statua è stato ricoperto da della calce e gli occhi, il naso e la bocca sono stati ridisegnati approssimativamente. Il misfatto fu notato da un fotografo abruzzese nel 2013 e da allora sono stati scritti articoli e svolte interrogazioni all’interno del Consiglio Comunale per cercare di comprendere chi sia stato l’artefice di questo scherzo di pessimo gusto, senza riuscire a venirne a capo. Ancora oggi il mistero della statua senza volto rimane tale e nessuna amministrazione si è premurata di riparare al danno, complice, sicuramente, il silenzio della cittadinanza che, in maggioranza, non è conscia nemmeno dell’esistenza delle tre sculture. Incredibile come passi in sordina uno scempio che, potenzialmente, è sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno nota perché poco interessati ad osservare le bellezze del proprio territorio. E’ allora anche da questo che dovrebbe ripartire un serio movimento identitario e patriottico, dall’attenzione all’arte, anche quella meno nota, soprattutto quella meno nota, quella che ha un legame indissolubile con il territorio che abbellisce. Quando infatti ci ergiamo, noi giovani e meno giovani amanti della Patria, a difesa dell’identità nazionale italiana, dobbiamo ricordarci, senza cadere, tuttavia, nella seducente tentazione del campanilismo che riguarda altri, non noi, che tale identità scaturisce dai mille campanili che vanno dall’Alpi a Sicilia e che l’arte è spesso stato il mezzo attraverso cui si è cristallizzata e ha continuato a vivere nell’anima del popolo. Cominciare dunque con l’effettuare i dovuti lavori di revisione e restauro e poi educare la cittadinanza a prestare la dovuta attenzione alla sua storia e alle sue bellezze, troppo spesso date per scontate. Viviamo in un museo a cielo e vi passeggiamo, corriamo, sgommiamo, acceleriamo, parliamo, litighiamo, chattiamo, telefoniamo, lavoriamo, studiamo senza riuscire ad andare più in là del nostro naso.

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