4 Bufale sulla destra

di Manuel Berardinucci.

La sinistra, da anni, domina incontrastata nel mondo dell’informazione, dell’editoria, della televisione, del cinema, dei socialmedia. Questo strapotere le ha concesso la possibilità di perpetrare menzogne, stigmatizzazioni, provocatorie semplificazioni sul già complicato mondo della destra. Di seguito proverò a raccoglierne le principali e rispondere nel merito a queste accuse:

  • “Dire ‘non sono razzista ma’ significa essere razzisti”. Siamo stati abituati, noi di destra, ad essere tacciati di razzismo, ogni qualvolta abbiamo tentato, attraverso valide argomentazioni, a spiegare perché l’immigrazione incontrollata è un male per la società. Molti di noi hanno allora avvertito la necessità di premettere alle loro esternazioni, il “non sono razzista ma”. Ci è costato caro, poiché è stato percepito (si è voluto farlo percepire così) come un “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. Però cara sinistra, cari liberalprogressisti e immigrazionisti, “razzismo” ha un significato ben preciso. Esso si riferisce alla convinzione che esistano razze superiori e altre inferiori. Niente di più lontano da ciò che noi andiamo sostenendo da sempre. La nostra è una critica al modello di gestione dell’immigrazione, al business che ne è scaturito, al disordine sociale che ha causato l’iniezione di nuovi poveri in una Nazione già fortemente provata dalla crisi economica, all’incompatibilità di determinate culture e tradizioni con la nostra (non inferiori o superiori, semplicemente incompatibili). Io non ho mai sentito nessuno, per esempio,  lamentarsi dell’immigrazione filippina!
  • “La destra è ignorante e generalmente chi è di destra ha scarsa cultura”. Mi basterebbe citare Julius Evola, Filippo Tommaso Marinetti, Ezra Pound, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Gentile, Emil Cioran, Benedetto Croce, per smontare questa bufala colossale. Certo, la destra ha la “colpa” (?) di non aver organizzato la cultura, di non averla messa al servizio di un partito, di non aver avuto intellettuali organici (anzi, spesso le più gravi critiche alla politica d’area, venivano e vengono dagli intellettuali di destra), ma questo è perché essa è innanzitutto libertà. Nessun libero pensatore di destra (con tutto ciò che questo termine può significare) si sarebbe mai sottomesso ad un regime o ad un qualunque organo politico. Oltre a ciò, però, la destra paga un’egemonia culturale della sinistra a cui, anche quando è stata al governo, non ha saputo contrapporsi adeguatamente.
  • “La destra è maschilista e sessista”. La destra è sessista perché non si indigna per le pubblicità in cui appare una donna ai fornelli? E’ maschilista perchè ritiene le quote rosa una terribile offesa al genere femminile e alla sua capacità di competere con quello maschile ad armi pari? Perché non usa parole come “ministra” o “Presidentessa”? Allora fiera di esserla, ma, ci perdonerete se alla pari dignità dei sessi, all’affermazione e difesa dei diritti delle donna, noi diamo tutt’un altro significato, ben più concreto e tangibile. Per noi stare dalla parte delle donne significa tutelarle da stupratori e aggressori seriali dandogli la possibilità di difendersi (anche attraverso il tanto vituperato spray al peperoncino), garantendo più sicurezza nelle strade, proponendo pene ben più severe per chi commette crimini in tal senso. Significa aiutare quelle donne che hanno insito il desiderio della maternità, proponendo politiche a favore della natalità, valorizzare quelle che scelgono la carriera costruendo una società fondata sul reale merito personale e consentire a quelle che lo desiderano di perseguire entrambe le strade rendendo, ad esempio, più vantaggioso per le aziende assumere donne in età fertile o con già figli a carico. Inoltre vorrei ricordare che, a dispetto di tutto, l’unico leader donna nel panorama politico odierno sta a destra ed è Giorgia Meloni (senza quote rosa). Rischiando di essere linciato aggiungo anche che siamo noi ad opporci strenuamente al processo mediante il quale, in Occidente, rischia di prendere piede una cultura, da molti definita “di pace”, ma che nei Paesi in cui è maggioritaria ha uno scarso rispetto per i diritti umani e in particolare per quelli del genere femminile.
  • “La destra semina odio” Usata in prevalenza nei confronti del Ministro degli Interni, si mostra particolarmente adatta per demonizzare chiunque abbia a cuore il destino dello Stato Nazionale e dei suoi confini. Si riduce un pensiero profondo ed elaborato, a mera rabbia istintiva. Non è l’odio, ma l’amore a motivarci. Il nostro obiettivo non è attaccare determinate categorie, ma difendere ciò a cui teniamo, ciò che ci rappresenta, ciò che eravamo, siamo e saremo. E sì, l’amore ogni tanto richiede anche gesti estremi. Cosa direste di una leonessa che attacca per difendere i suoi cuccioli? Di una madre che difende ferventemente i suoi figli? E invece di una pattuglia di patrioti pronti a difendere l’Italia? Allora capiamoci signori: quello che voi chiamate razzismo è tutela della propria Terra, quello che voi chiamate xenofobia è amore per il popolo cui apparteniamo e la sua identità, quella che per voi è omofobia è la strenua difesa del nucleo fondante di ogni civiltà, la famiglia. I nostri muri, i confini che ci rifiutiamo di abbattere, foss’anche solo in memoria di coloro che hanno versato sangue per difenderli, non sono aggressivi, non sono ostili, non vogliono chiuderci al mondo. Al contrario, vogliamo che le comunità possano confrontarsi con ciò che le circonda senza però esserne succubi. I confini, di ogni tipo, consentono a chi vi è dentro di scegliere in che misura e fino a che punto rapportarsi col “vicino”. Senza di essi siamo in balia del destino, privi di strumenti difensivi e alla mercé del più forte. Difendere i confini significa aiutare i più deboli.

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