Convenzione di Dublino: un’arma a doppio taglio per i rifugiati e l’Italia

di Andrea Alma


La penisola italiana è soggetta da anni a numerosi sbarchi, barconi che partono dalle coste africane e come dei “taxi del Mediterraneo” trasportano profughi, rifugiati, richiedenti asilo o semplici migranti economici verso i porti italiani. Ma perché deve essere sempre l’Italia a prendersene carico?
La risposta è chiara, chiara sin dal 1990, anno in cui viene rettificata la Convenzione di Dublino. Gli obiettivi principali di questa assurda Convenzione erano limitare il cosiddetto asylum shopping cioè le richieste multiple in più Paesi, altro obiettivo era limitare l’abuso del diritto di asilo, infine, ultimo ma non meno importante era ridimensionare il concetto dei “rifugiati in orbita”, ossia coloro che essendo stati temporaneamente ospitati vedono automaticamente annullata la loro domanda di asilo da tutti gli altri Paesi e scaduta la protezione temporanea finiscono per vagare da uno Stato all’altro. Fino a questo punto la Convenzione sembra non presentare nessun ostacolo per nessun Paese, fornendo rimedi di cui ne andranno a beneficiare tutti gli Stati contraenti.
La soluzione a queste tre principali complicazioni è stata l’adozione della cosiddetta one chance rule, ciò significa che ogni individuo ha la possibilità di presentare una sola domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato per cui esiste sempre un solo Paese competente che solitamente è sempre quello di primo ingresso. Questa “soluzione” ha prodotto un esubero di domande di asilo verso alcuni Stati membri a causa della loro peculiare pozione geografica – esempio lampante è l’Italia – e delle politiche interne meno pregiudizievoli verso l’immigrazione. Se da un lato è comprensibile eliminare la presentazione di domande multiple in più Stati, dall’altro, è doveroso sottolineare che la Convenzione risulta un arma a doppio taglio sia per l’Italia e gli italiani sia per i rifugiati che approdano nel nostro Paese. È importante evidenziare come vi possano essere ragioni diverse che inducano un richiedente asilo a preferire uno Stato rispetto a un altro, ciò può essere giustificato da molte ragioni, ad esempio si può privilegiare un Paese dove il richiedente asilo ritenga sia più facile integrarsi e vi sia magari, una comunità del suo stesso gruppo etnico, oppure vi sia una maggiore possibilità di ottenere lo status e un migliore livello di protezione.
La Convenzione di Dublino rimane ancora tutt’oggi oggetto di dibattito comunitario, per l’Italia la voglia di cambiare questo Trattato è tanta visti gli esodi di massa che si sono succeduti ininterrottamente negli ultimi anni a discapito del principio di sovranità del Paese e della sicurezza nazionale.

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