Nel giorno di Battisti, tornano gli anni di piombo: bruciata la corona di fiori per Sergio Ramelli

di Chiara Soldani



“Forse è destino che gli uomini di coraggio muoiano uccisi dai vili”: questo valeva nel 1975, esattamente come vale tuttora. Nella giornata che ha visto il “grande ritorno” di quel Battisti (che va chiamato col proprio nome cioè “assassino”), sono tornati per un attimo gli “anni di piombo”: giusto il tempo per appiccare il fuoco, carbonizzare una corona di fiori. Giusto il tempo per alimentare quell’odio, che nessun limite né rispetto conosce. In via Paladini, a Milano, un murales ricorda il martirio di Ramelli: un “ciao Sergio” a caratteri cubitali, dei fiori, il silenzio composto del ricordo. Quel luogo (già vandalizzato in passato) è stato proprio ieri violato: dagli eredi dei “vili” che uccisero Sergio. Dando fuoco a quella corona di fiori, hanno bruciato un simbolo: gesto gravissimo, che però non intacca l’essenza del ricordo, la bontà della memoria. Tornerà la corona e, per l’ennesima volta, verrà fatta pulizia. Sergio Ramelli, con Enrico Pedenovi e tutte le vittime dell’odio politico mai estinto, continuerà a vivere: per i piromani, una sopravvivenza da “senza onore e dignità”. Ieri ed oggi, esattamente come sempre.
Chiara Soldani

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